Le coppie divorziate che parlano male ai figli dell’ex coniuge commettono reato: lo dice la Cassazione
Quasi sempre un divorzio si tramuta inesorabilmente in un’arma a doppio taglio che si ripercuote su tutto il nucleo familiare; se da un lato si ha l’assoluta consapevolezza che in un contesto genitoriale infelice per il bene dei figli sia meglio optare per la separazione, dall’altro gli stessi genitori peccano di egoismo nel momento stesso in cui divorziano, specie se poi gli stessi figli vengono presi come oggetto del contendere da parte dei “due litiganti”. Sovente sono i casi in cui uno dei due genitori scatena il proprio fallimento matrimoniale sulla prole, denigrando l’ex coniuge quotidianamente davanti i bambini condizionando l’ intimo rapporto instauratosi tra genitore-figlio, oltre che distorcere la labile psiche di quest’ultimo, soprattutto se non ancora adulto. Proprio per questo la Cassazione ha emesso una sentenza storica e mai adottata finora, in cui “parlar male del coniuge al figlio” costituisce reato punibile tramite risarcimento in denaro. Tutto nasce da una causa di divorzio, in cui la madre, dopo aver accusato il marito di aver (ingiustamente) abusato della figlia, avrebbe prodotto nella bambina la cosiddetta “Parental alienation syndrome” ovvero la sindrome da alienazione genitoriale. Proprio per questo il Giudice ha condannato l’incauta e dissennata madre a pagare un risarcimento di 15.000 euro all’ex marito e 20.000 euro per la bambina. Insomma finalmente anche a livello giurisprudenziale viene riconosciuto il “danno” apportato ai figli in una separazione che , forse da adesso in poi, saranno finalmente presi in considerazione in quanto Persone e non usati come oggetto al fine di aumentare la “somma in alimenti” da dover pagare legalmente al coniuge .


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