I consumatori abituali di carne non sono affatto intimoriti dalla notizia dell’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Oms, che inserisce le carni lavorate tra gli alimenti che causano il cancro e non hanno nessuna intenzione di farne a meno: “Ogni giorno ne dicono una nuova – commenta una signora uscendo da un mercato rionale di Roma – oggi hanno detto che una bistecca bruciacchiata e’ uguale a 600 sigarette? Allora e’ meglio fumare una sigaretta, no?”. “Se mi deve venire un tumore, arrivera’ comunque – sostiene una signora davanti al banco di una macelleria -. Di certo non consumo carne tutti i giorni ma non esageriamo con gli allarmismi”.
Non bisogna fare della carne un elemento quotidiano nella propria alimentazione, insomma, ma neanche lasciarsi intimorire. A confermare la perplessita’ degli italiani di fronte alla lista dell’Oms sono gli stessi macellai che, a un giorno dalla diffusione della notizia, non hanno riscontrato un calo delle vendite e non sono affatto spaventati dall’impatto economico che la notizia possa avere sul mercato: “Siamo sicuri che non ci saranno flessioni perche’ i clienti si fidano di noi e della qualita’ dei nostri prodotti”, dicono. E ribadiscono, “la riduzione nell’acquisto di carne, non solo rossa ma anche bianca, e’ un fenomeno che si sta verificando gia’ da qualche anno”: “Non e’ certo un evento delle ultime ore – spiega un macellaio – La gente non mangia piu'”. Un’affermazione che vuol essere una provocazione nei confronti di un nuovo trend alimentare, di un “cambiamento radicale nello stile nutrizionale” degli italiani: “un maggiore consumo di cibi biologici e una tendenza a mangiare in maniera variegata con porzioni piu’ sfiziose, con tempi di cottura piu’ rapidi e sicuramente meno abbondanti”. Un approccio che a gran parte della popolazione italiana potrebbe sembrare strano e modaiolo ma che stimola un’attenzione nei confronti dell’alimentazione che di certo non puo’ far male.


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