Mondo vaping: diamo i numeri!

Verona ospiterà Vapitaly, la fiera italiana dedicata al mondo del vaping

Il 21 e il 22 novembre 2015, Verona ospiterà Vapitaly, la fiera italiana dedicata al mondo del vaping. I dati forniti da ANAFE/Confindustria, Associazione nazionale produttori fumo elettronico, dicono che in Italia il mercato è in calo a causa di due imposte fortemente penalizzanti, mentre in Europa e nel mondo si registra una crescita. Il potenziale internazionale sarebbe applicabile anche al nostro paese, soprattutto alla luce dei riconosciuti ausili nella disassuefazione dal tabagismo della e-cig.

Ecco i numeri nazionali più recenti:

  • Fatturato del mercato fumo elettronico in Italia – Il fatturato è passato dai 450 milioni del 2013 ai 300 milioni del 2014, fino ad arrivare ai 60 milioni del primo semestre 2015 (abbattimento di oltre il 50% rispetto al 2014). Dati Anafe Confindustria e Fiesel Confesercenti.
  • Aziende produttrici e punti vendita – Le aziende produttrici italiane sono circa 20/25, ma le prime 10 detengono oltre l’80% del mercato nazionale. Il numero di negozi si è ridotto dai 3.000 di giugno 2013 (prima quindi del DL 76/2013) ai 1.600 dell’aprile 2014 (dato Unioncamere) ai circa 1.000 attuali (stima Fiesel Confesercenti).
  • Addetti ai lavori – Circa 5.000 tra strutture commerciali e produzione diretta (Unioncamere 2014).
  • Numero stimato dei vapers in Italia – I dati raccolti da Anafe stimano circa 800.000 vapers in Italia; tuttavia il Rapporto Annuale sul Fumo in Italia dell’Istituto Superiore di Sanità – in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – riporta che coloro che usavano abitualmente sigarette elettroniche nel 2013 erano circa 510 mila persone (l’1% della popolazione), circa 255 mila (lo 0,5%) nel 2014 e circa 350 mila persone (0,7%) nel 2015. I consumatori occasionali erano 1,6 milioni nel 2013 (il 3,2% della popolazione), circa 550 mila (l’1,1%) nel 2014 e 200 mila (lo 0,4%) nel 2015. Va sottolineato che le persone che hanno abbandonato la sigaretta tradizionale sono aumentate dal 18,8% del 2014 al 30,1% del 2015.

A controbilanciare il panorama commerciale calante sopra fotografato, Arcangelo Bove, titolare di Svapoweb, azienda che opera nell’e-commerce del fumo elettronico, dichiara che «Dal 2012 il nostro è stato sempre un mercato in crescita. Addirittura abbiamo più che raddoppiato il fatturato da agosto 2014 a gennaio 2015 rispetto all’anno precedente: 4 milioni e mezzo in tutto il 2014 il giro d’affari con il solo sito; considerando che a gennaio 2014 abbiamo fatturato circa 200.000 euro e a dicembre 2014 circa 800.000, il conteggio finale ha dimostrato che ogni mese fatturavamo più del mese precedente. A gennaio 2014 avevo 6 dipendenti, a dicembre 2014 erano diventati 14.

Poi la tassazione sui liquidi ha portato ad una riduzione di quasi il 25%, che comunque siamo riusciti a recuperare piano piano con nuovi consumatori. Da luglio 2015 abbiamo ricominciato a crescere e a settembre 2015 abbiamo superato il fatturato di gennaio 2015. I dipendenti sono ora 18. La crescita è evidente e i numeri parlano chiaro».

Le cifre di Bove non mentono e sono un’iniezione di fiducia imprenditoriale. «Abbiamo un aumento considerevole di richieste: a fine luglio abbiamo festeggiato i 50.000 clienti registrati».

Quali sono le previsioni? Anafe riporta che il mercato è in crescita in tutta Europa e nel mondo e Bonnie Herzog, analista di Wall Street della Wells Fargo Security, sostiene che negli USA l’utilizzo delle e-cig supererà le sigarette nel giro di dieci anni: «Se la regolamentazione non ostacolerà l’innovazione, sarà lecito pensare che l’e-vapor possa superare il consumo di tabacco nei prossimi dieci anni, aumentando i profitti del settore e generando una crescita del CAGR (compound annual growth rate) di circa il 7%». In base ad un rapporto Wells Fargo, il settore delle sigarette elettroniche porterà una cifra orientativa di 3,5 miliardi di dollari ricavati dalle vendite totali entro la fine dell’anno. Si prevede il superamento della soglia dei 10 miliardi nel 2018. Per un settore che ha poco meno di 10 anni, è una crescita impressionante.

Stesso discorso per l’Europa e, in particolare, per l’Italia, dove lo sviluppo della sigaretta elettronica dovrebbe essere maggiormente supportato attraverso un framework regolamentare specifico. Una imposta di consumo penalizzante (vedi paper allegato, a spiegare la situazione del mercato italiano, con riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale sull’imposta di consumo del 2014 e il giudizio dinanzi il Tar Lazio per la tassa 2015) e una regolamentazione su produzione, etichettatura, pubblicità alla stregua dei prodotti del tabacco imposta dal Legislatore europeo con la direttiva 2014/40, in corso di recepimento in Italia, rischiano di frenare l’uso di tale strumento, fondamentale – come scientificamente dichiarato – nella lotta al tabagismo.

L’avvocato Serena Sileoni, vice direttore generale istituto Bruno Leoni, afferma che «Il regime fiscale delle sigarette elettroniche non ha nulla a che fare con la tutela della salute, ma con la più tradizionale delle preoccupazioni dello Stato: aumentare le entrate, nella incapacità cronica di ridurre significativamente le spese. Tale scelta tuttavia non è senza conseguenze, sia dal punto di vista dei principi del diritto tributario, che da quello del comportamento delle persone».

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Nelle prossime settimane seguiranno ulteriori comunicati per focalizzare tutte le sfaccettature del mondo vap e illustrare il convegno che si terrà nella tarda mattinata di sabato 21, moderato dal giornalista Nicola Porro; tra gli ospiti, il responsabile scientifico LIAF (Lega Italiana Antifumo) prof. Riccardo Polosa e l’avvocato Serena Sileoni, vice direttore generale dell’istituto Bruno Leoni.