Le analisi che dividono il mondo scientifico: gli hot dog vegetali potrebbero contenere fino al 10% di carne lavorata, oltre che tracce di DNA umano e problemi a livello igienico
Se i vegetariani credevano di essere immuni dai danni che può causare la carne, per loro arrivano notizie non proprio rincuoranti. Decidere di eliminare dalla propria dieta le proteine animali, infatti, comporta comunque la necessità di assumere proteine da altre fonti, e spesso queste sono alimenti a base vegetale che riproducono prodotti come wurstel o cotolette. Ebbene proprio questo tipo di prodotti, come gli hot dog vegetali, potrebbero contenere fino al 10% di carne lavorata, quindi, proprio quella contro la quale l’OMS ha puntato il dito negli ultimi giorni, a causa della sua pericolosità. A svelarlo è stato un recente studio di Clear Labs, una startup americana che si occupa di analisi alimentari.
I ricercatori della compagnia, che si occupano nello specifico di analizzare alimenti attraverso il sequenziamento del DNA per individuarne il contenuto preciso, hanno quindi scoperto che in diversi prodotti vegetariani si trovano parti di vera carne animale, in particolare maiale, pollo e agnello. E oltre a questo, per alcuni prodotti vegetali creati appositamente per venire incontro alle esigenze dei vegetariani, si pone anche un problema a livello igienico, dato che in 4 casi su 21 sono stati riscontrati problemi di questo tipo. In alcuni casi sono state addirittura trovate tracce di DNA umano. In totale, il 14% degli hot dog e delle salse testate da Clear Foods hanno ottenuto questi risultati.
La comunità scientifica, a onor di cronaca, si è detta scettica in merito a queste conclusioni. Molti esperti, infatti, hanno sottolineato che il tipo di analisi fatto da Clear Labs, ovvero il sequenziamento genetico applicato agli alimenti, può dare risultati eclatanti di qualsiasi genere, ma non necessariamente significativi da un punto di vista di influenza sulla salute. Per quanto riguarda il DNA umano trovato, ad esempio, si tratterebbe di semplici tracce come spiega Melinda Wilkins, docente della Michigan State University: “Quando si lavora con il materiale genetico, a seconda della tecnica analitica, è possibile rilevare anche piccolissime quantità di DNA” quindi l’accusa di aver trovato DNA umano nei prodotti alimentari non sarebbe significativa dato che, conclude l’esperta “potrebbe trattarsi solo di poche cellule”.


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