In Europa una persona su tre fa esperienza della sofferenza mentale almeno una volta nel corso della vita; nel mondo una su quattro
“Salute mentale, benessere, lavoro e futuro: il nuovo volto della psichiatria” è il tema che verrà affrontato fino a giovedì, a Giardini Naxos, dagli psichiatri italiani riuniti nel loro 47.mo congresso nazionale.
“L’Organizzazione Mondiale della Sanità – spiega Emilio Sacchetti, presidente della Società Italiana di Psichiatria, direttore del Dipartimento di Salute Mentale degli Spedali Civili, Università di Brescia – ha individuato i cinque pregiudizi che più di tutti tengono lontani i pazienti dagli specialisti che potrebbero aiutarli: credere chi soffre di una malattia mentale inguaribile; improduttivo; irresponsabile; pericoloso. Sono questi luoghi comuni, lontani dalla realtà, che impediscono a milioni di persone nel mondo di accedere a cure che potrebbero o guarire o controllare tali disturbi, come provano le evidenze scientifiche. Persone che, a causa dello stigma, vengono spesso private dei loro diritti di cittadinanza, discriminate, evitate, marginalizzate e a rischio aumentato di abusi. E anche poco curate: si consideri che al giorno d’oggi le Assicurazioni sanitarie non rimborsano le cure per le malattie mentali“. Per portare questo problema a conoscenza dell’opinione pubblica, il tema della Giornata Mondiale per la Salute Mentale 2015 è stata dedicata al tema della “dignità”.
I disturbi psichiatrici sono infatti in crescita: in Europa una persona su tre fa esperienza della sofferenza mentale almeno una volta nel corso della vita; nel mondo una su quattro, e nel 70% dei casi questo accade prima dei 25 anni di età con conseguente riduzione delle possibilità di sviluppo personale e professionale in una fase della vita decisiva. Tale sofferenza – che ha origini complesse e vede implicati fattori genetici e ambientali nonché gli stili di vita, può essere di diversa intensità, gravità e durata – ha conseguenze così gravi non perché la psichiatria non abbia armi per affrontare tali patologie, ma perché molto spesso chi ne soffre non accede agli opportuni percorsi terapeutici e riabilitativi, a causa dei pregiudizi e della diffusa ignoranza che tuttora, anacronisticamente, circondano i disturbi mentali.


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