Lo studio sarà utile per mettere a punto nuovi farmaci per ‘correggere’ i ritmi circadiani in caso di jet lag e disturbi del sonno
Scoperto l’interruttore che regola l’orologio biologico e lo riporta in orario quando comincia a perdere colpi. Potrebbe essere il bersaglio di futuri farmaci contro jet lag e disturbi del sonno. Pubblicata nella rivista Molecular Cell, la scoperta si deve alla collaborazione tra l’universita’ Duke-Nus, a Singapore, e l’universita’ americana del Michigan. Normalmente l’orologio biologico (che ha un ciclo di 24 ore) e’ infatti sincronizzato con il sorgere e il tramontare del sole. Si spiega cosi’ il fatto che si sta svegli di giorno e si dorme di notte. E’ un meccanismo cosi’ perfetto e consolidato che non avverte le differenze di temperature che potrebbero esserci fra giorno e notte e che potrebbero mandarlo in tilt, rischiando di farlo andare troppo veloce quando fa caldo e troppo lento quando fa freddo. Il motivo di questa puntualita’ finora non era noto. Ora i ricercatori hanno scoperto un interruttore che regola una delle proteine che scandisce il tempo, chiamata ‘Period2′, e che le permette di essere stabile anche quando cambia la temperatura. L’interruttore e’ in realta’ una reazione chimica, nella quale alcune sostanze come i fosfati, vengono aggiunte in alcuni punti chiave della proteina e ne influenzano la funzione, rendendola piu’ stabile o viceversa instabile, in base alle temperature. In pratica quando la temperatura aumenta, l’interruttore fa in modo che la quantita’ della proteina nell’ingranaggio dell’orologio sia sempre la stessa, rallentando il suo processo di scomposizione. Al contrario, quando le temperatura si abbassa, il processo di scomposizione della proteina diventa piu’ rapido. I ricercatori hanno anche realizzato un modello matematico che prevede accuratamente il comportamento dell’orologio in circostanze diverse. Questo modello, spiegano, sara’ utile per mettere a punto nuovi farmaci per ‘correggere’ i ritmi circadiani in caso di jet lag e disturbi del sonno.


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