Salute: diabetico il 7% degli stranieri in Italia, al top indiani e cinesi

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Il 43% degli stranieri ha meno di 44 anni e si tratta generalmente di persone in buona salute. Tuttavia, l’incidenza del diabete è del 6,9%

Sono 4,9 milioni gli stranieri di prima e seconda generazione in Italia. Il 43% ha meno di 44 anni e si tratta generalmente di persone in buona Salute. Tuttavia, l’incidenza del diabete è del 6,9% (contro il 6,2% della popolazione italiana). La malattia è particolarmente diffusa tra indiani e cinesi, seguiti dai sudamericani. “In alcuni casi si tratta di una predisposizione genetica, ma il diabete è una malattia multifattoriale, che dipende anche dallo stile di vita, dall’attività fisica e dall’alimentazione”, ricorda Valeria Manicardi, direttore dell’Unità internistica multidisciplinare dell’ospedale di Montecchio Ausl di Reggio Emilia, oggi a Milano per la presentazione del progetto ‘Diabete per capirsi: immigrati e diabete in Italia, come curarsi’, supportato da Roche Diabetes Care Italia. Il problema, quando ci si interfaccia con gli stranieri, è di tipo linguistico e culturale. Per facilitare la comunicazione tra medico e paziente sono da oggi a disposizione del personale sanitario una serie di schede online (disponibili su www.diabetepercapirsi.it) da leggere con il paziente e stampare in 15 lingue. “Sono a fumetti, in modo da facilitare la comprensione – afferma Manicardi – Si tratta di un aggiornamento di materiale che realizzammo grazie a Roche già 10 anni fa”. Oggi le schede sono 24 per il diabete generale e 13 per quello gestazionale. Alle informazioni del 2004 sono state aggiunte le descrizioni delle complicanze e le nuove tecnologie a disposizione del paziente. Facilitare la comunicazione significa anche ridurre le ospedalizzazioni, che rappresentano quasi il 57% dei 9 miliardi di euro che l’Italia spende ogni anno per coprire i costi diretti della patologia. Si tratta del 10% dell’intera spesa nazionale. “Credo che l’iniziativa sia utile perché permette agli stranieri di fidarsi dei medici italiani – osserva Noura Amzil, mediatrice culturale di origine marocchina – Quando una persona arriva in un Paese nuovo ha infatti un trauma psicologico legato al cambiamento. Se a questo si aggiunge la diagnosi di una malattia come il diabete in una lingua che capisce poco, il rischio è che si affidi alla propria famiglia e alle tradizioni della Nazione di origine, sottovalutando il problema”. Una comunicazione nella propria lingua madre aiuta invece il paziente a fidarsi del medico, oltre a una maggiore comprensione della patologia e delle indicazioni da seguire. Il tema è particolarmente delicato durante la gravidanza: “Se non diagnosticata in tempo e trattata, la patologia diabetica può comportare numerose e gravi conseguenze materno-fetali – ricorda Annunziata Lapolla, associato in Endocrinologia all’università degli studi di Padova, responsabile dell’Unità operativa complessa di Diabetologia e Dietetica dell’Usl 16 di Padova e curatrice delle schede di ‘diabete in gravidanza’. Le schede informative di ‘Diabete per capirsi’ affrontano la malattia a tuttotondo: dallo stile di vita da adottare, alla corretta alimentazione da seguire, all’automonitoraggio della glicemia alla somministrazione dell’insulina fino all’utilizzo di strumenti come microinfusori e sensori e alle informazioni pratiche sui centri di diabetologia. “Roche Diabetes Care è leader nei sistemi per l’automonitoraggio della glicemia e nei servizi a supporto della gestione del diabete, tra cui ricoprono un’importanza particolare la gestione dei dati e l’educazione terapeutica perché siamo convinti della centralità delle informazioni diagnostiche per una gestione ottimale del diabete – commenta Massimo Balestri, Head di Roche Diabetes Care Italy – In questo senso riteniamo di valore dare un contributo per semplificare l’attività quotidiana del clinico e migliorare la qualità di vita dei pazienti, affinché il diabete non sia un ostacolo alla quotidianità”.