“C’era un fiume e questo fiume non c’è più però ha lasciato testimonianze importanti della storia di Roma”
“Ben 2000 fossili animali, appartenenti a specie impensabili oggi nella campagna romana (l’elefante antico, l’uro, l’ippopotamo, il rinoceronte), ma anche un frammento di cranio – ha dichiarato Patrizia Gioia, Direttrice del Museo – e oltre 1.500 manufatti in selce che testimoniano la contemporanea presenza di uomini. Il sito risale a circa 200.000 anni fa e costituisce l’ultima testimonianza di una straordinaria serie di depositi pleistocenici che costellavano la bassa valle dell’Aniene, distrutti dall’avanzare della città. L’itinerario di visita prevede l’osservazione del letto del fiume dall’alto di una passerella. Suggestive proiezioni evidenziano progressivamente i grandi massi e i resti fossili del giacimento tra cui zanne lunghe fino a 4 metri, denti e vertebre. Un inaspettato paesaggio “archeologico” nel pieno della città moderna i cui misteri vengono svelati con l’ausilio di una voce fuori campo. Verremo portati ad immaginare ciò che non c’è più: l’alveo si riempie di acque virtuali e un filmato ricostruisce il paesaggio pleistocenico con il fiume, le piante, gli animali e una rappresentazione 3D dell’elefante antico mentre, in sottofondo, un uomo che 200.000 anni fa viveva in quei luoghi racconta il suo mondo”.
A La Polledrara
Nel sito pleistocenico più ricco in Europa in resti di Elefante antico
“C’era un fiume e questo fiume non c’è più però ha lasciato testimonianze importanti della storia di Roma. Con i suoi 900 mq di superficie esposta protetta e visitabile è il giacimento paleontologico musealizzato più esteso in Italia: il museo La Polledrara di Cecanibbio. Da un percorso sopraelevato, sospeso sull’antico fiume, ammireremo i resti veri di grandi elefanti estinti che popolavano Roma, buoi, cervi, bufali, rinoceronti, cinghiali, le cui ossa, insieme a quelle di numerosi carnivori e animali di piccole dimensioni, furono trasportate dal fiume in piena ed infine depositate sul fondo. Vedremo l’antico fiume. Un sito nuovo portato alla luce nel 2014”. Lo ha affermato Federica Marano del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma. “ I resti di alcuni elefanti sono stati ritrovati in perfetta connessione anatomica, intrappolati nel fango – ha proseguito Marano – che gradualmente occupò il posto del fiume. Il fango si rivelò una trappola mortale per i grandi animali che, scivolati nei sedimenti fangosi, furono incapaci di liberarsi e lì morirono. Le loro carcasse furono intensivamente sfruttate dai nostri antenati pleistocenici: selci scheggiate, strumenti in osso e numerose altre tracce testimoniano il loro passaggio in quest’area paludosa. Parliamo di ritrovamenti recenti e gli studi paleontologici, archeologici e geologici sono ancora in corso così come gli studi per la conservazione e la protezione del sito pleistocenico più importante e affascinante in Italia ed il più ricco in Europa in resti di elefante antico”.
“A pochi km da Roma e dalle sue imponenti opere – ha concluso Marano – si fa un enorme salto nel passato fino ad arrivare a 320000 anni fa, quando i vulcani padroneggiavano l’intero paesaggio, scorrevano limpidi fiumi e grandi mammiferi terrestri abitavano il territorio della Campagna Romana. Il tempo si è fermato al Pleistocene Medio tra la Via Aurelia e la Via di Boccea, più precisamente nell’area di Cecanibbio, nota un tempo per l’allevamento dei puledri: “polledrare”. In questi campi, nel 1984, alcuni studenti notarono l’affioramento di grandi ossa fossili associate a industria litica. Ebbe così inizio uno degli scavi archeologici più importanti per le conoscenze preistoriche e paleontologiche dell’area Romana”.
Tutto il programma con tutti gli eventi è su www.settimanaterra.org


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