Marte ruberà la scena alla prossima conferenza internazionale astronautica, lo IAC
Sarà certamente Marte, e l’annuncio del capo della Nasa Charles Bolden sull’ormai pianificato viaggio umano verso il pianeta Rosso intorno al 2030, a rubare la scena alla prossima conferenza internazionale astronautica, lo IAC. In ogni caso però, il più importante appuntamento annuale per le politiche spaziali e industriali di settore in programma per la 66esima edizione a Gerusalemme dal prossimo 12 ottobre parlerà anche molto in italiano.
Se le cronache marziane targate Nasa raccontano infatti di uno IAC potenzialmente tutto rivolto a discutere e approfondire il senso del documento in 36 pagine che Bolden ha messo a disposizione di scienziati e stakeholder alla vigilia dell’appuntamento di Gerusalemme, e che fondamentalmente scova un futuro possibile per la Stazione spaziale internazionale quale best location per la sperimentazione pro missione su Marte, il ricco calendario di eventi del congresso astronautico (30 simposi per circa 2000 diverse presentazioni) colloca al top per importanza e portata proprio il workshop promosso dall’Agenzia spaziale italiana sul lanciatore Vega, “la migliore opzione in orbita bassa”, come documenta il titolo stesso del meeting.
Un successo, quello ottenuto dal Vega, ormai prossimo al sesto lancio per l’operazione LISA Pathfinder a novembre, innanzitutto tecnologico e industriale: l’Italia, con Asi e Avio operative in ELV, ha vinto con Vega la sua personale scommessa europea, collocando il vettore tricolore in un segmento dove con grande difficoltà i rivali riescono o riusciranno mai ad entrare, quello delle orbite basse appunto. Dando una importante spinta anche ad altri programmi, dalla navetta IXV con il quarto lancio del febbraio scorso, agli ultimi 2 satelliti Sentinel 2A per la costellazione Copernicus.
A Gerusalemme così, il giorno dopo la cerimonia di apertura, ELV con l’ad Pierluigi Pirrelli, l’Asi del presidente Roberto Battiston e l’industria italiana impegnata nei programmi spaziali nazionali e internazionali, faranno il punto nella sede più prestigiosa per il mondo dello Spazio proprio sul futuro del piccolo grande lanciatore made in Italy. Con tutti i riflettori puntati addosso.
Ma c’è anche tanta Italia della ricerca a Gerusalemme nei giorni dello IAC 2015. A cominciare ovviamente dal Cnr, membro dell’International Astronautical Federation: Carmen Pardini, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’Informazione, sarà ad esempio co-chair della sessione “Modelling and Risk Analysis” dello Space Debris Symposium, presentando un lavoro con focus sulle tipologie di detriti spaziali presenti in orbita e su come operare attivamente per rimuoverli.
Quello del cosiddetto Space Debris, cioè della presenza di migliaia di pericolosi rottami spaziali intorno al nostro pianeta, seppur meno appariscente della missione umana su Marte, resta peraltro il vero ed irrisolto problema delle politiche spaziali di questo pianeta.


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