Cosa potrebbe succedere a un uomo abbandonato davvero in un ambiente ostile come quello di Marte?
Preceduto dalla scoperta di acqua liquida su Marte, arriva nei cinema “The martian – il sopravvissuto”, di Ridley Scott, tratto dal romanzo di Andy Weir, storia dell’astronauta Mark Watney (Matt Damon), sopravvissuto a un incidente sul pianeta rosso ma abbandonato dai suoi colleghi. Askanews ha chiesto a un vero astronauta dell’Esa, il tenente colonnello dell’Aeronautica militare, Luca Parmitano, cosa potrebbe succedere a un uomo abbandonato davvero in un ambiente ostile come quello marziano. “Un astronauta disperso su Marte sarebbe sicuramente estremamente isolato – ha commentato ad askanews – però bisogna andarci con spirito d’avventura e di ‘resilience’, di volontà di sopravvivenza, come abbiamo visto nel libro e credo che anche il film renderà ancora più famosa la figura di questo astronauta perso su Marte”. Nel film le comunicazioni con la Terra, anche per la distanza, sono un punto cruciale. Un problema che la Nasa – in vista di vere missioni su Marte – sta studiando con simulazioni come la missione sottomarina Neemo 2015, di cui Parmitano è stato il comandante. “Abbiamo scoperto – ha spiegato l’astronauta – che la comunicazione via voce diventa sempre più complessa e, al di là di qualche secondo, non ha più senso utilizzarle mentre le comunicazioni scritte diventano molto più efficaci in un ambiente operativo reale”. Come Watney, insomma, un vero astronauta deve essere in grado di operare in autonomia e avere lucidità e forza d’animo per fronteggiare gli imprevisti, come lo stesso Parmitano ha fatto durante la sua seconda “passeggiata spaziale” nell’ambito della missione “Volare” dell’Asi, quando una perdita d’acqua nella sua tuta spaziale ha rischiato di ucciderlo.


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