Gli scienziati sono riusciti a comprendere quale sia il ruolo svolto dal sistema immunitario, nella lotta al tumore al seno
Il carcinoma della mammella e’ la neoplasia piu’ frequente nel sesso femminile. Di questa malattia esistono molti sottotipi che differiscono dal punto di vista molecolare, biologico e clinico. I principali sono tre: i tumori luminali (che esprimono il recettore per gli estrogeni ma non la proteina HER2), quelli HER2-positivi (che esprimono la proteina HER2) e quelli triplo-negativi (che non esprimono nessuna di queste proteine). Il primo studio ha esaminato i pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo, trattate con anticorpi monoclonali contro la proteina HER2 e chemioterapia. I ricercatori hanno notato che in queste donne la risposta al trattamento era estremamente eterogenea: in alcune di esse la malattia scompariva completamente grazie al trattamento, in altre invece la terapia non dava alcun beneficio. Gli scienziati hanno dimostrato che questo dipende in buona parte dal sistema immunitario. In particolare, e’ stata individuata una proteina, PDL1, coinvolta nell’inibizione del sistema immunitario, che secondo i ricercatori funzionerebbe come un freno all’efficacia dei trattamenti.
Nel secondo studio, i ricercatori hanno individuato un ruolo fondamentale del sistema immunitario nel definire il rischio di recidiva e la possibilita’ di beneficiare della chemioterapia per le pazienti affette da tumore mammario triplo-negativo, un sottotipo in genere molto aggressivo. In particolare, studiando il profilo di espressione genica di piu’ di 3000 pazienti, e’ stato definito un marker immune, composto da sei geni associati a specifiche componenti del sistema immunitario (ai linfociti T). Grazie a questo marker gli studiosi hanno suddiviso le pazienti in tre gruppi, corrispondenti a un’alta, intermedia e bassa presenza di cellule immunitarie. Gli scienziati hanno potuto osservare che le pazienti con elevato numero di cellule del sistema immune (elevata espressione del marker) avevano una buona prognosi anche senza alcun trattamento e la prognosi era ancora piu’ favorevole grazie alla somministrazione di chemioterapia.Al contrario, le pazienti con scarse o assenti cellule del sistema immune (bassa espressione del marker) avevano un’alta probabilita’ di presentare una recidiva se non trattate, ma il loro rischio rimaneva elevato nonostante la somministrazione di chemioterapia, con piu’ del 40 per cento di possibilita’ di sviluppare metastasi.


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