A celebrare su ‘Nature’ il lancio, 25 anni fa, del Progetto Genoma Umano, sono tre ‘padri’ dell’impresa colossale
Un quarto di secolo di “grande biologia”. A celebrare su ‘Nature’ il lancio, 25 anni fa, del Progetto Genoma Umano, sono tre ‘padri’ dell’impresa colossale, Eric D. Green, Francis S. Collins, e James D. Watson, lo scopritore della doppia elica del Dna (per cui fu premiato con il Nobel). “Venticinque anni fa l’Us National Center for Human Genome Research, che noi tre abbiamo diretto a turno, univa le forze con partner americani e internazionali per lanciare il Progetto Genoma Umano”, ricordano gli scienziati. Una corsa “durata 13 anni per mappare tutti i tre milioni di coppie di basi” presenti nel genoma degli esseri umani. Un impegno colossale che ha cambiato, di fatto, la storia della medicina. Ponendo le basi per cure personalizzate, strategie mirate e innovative, e soprattutto “per un nuovo modo di fare scienza”, sintetizzano gli studiosi, ricordando le lezioni più importanti imparate nel corso dell’impresa. Il Progetto ha infatti posto una serie di problemi, fra cui l’importanza di riunire i cervelli migliori, la questione dei finanziamenti e quella della pubblicazione dei dati. Che poi sono stati messi a disposizione gratuitamente dei ricercatori di tutto il mondo. L’analisi dei dati su vasta scala e lo sviluppo tecnologico sono stati essenziali per arrivare al risultato. Ma una lezione chiave imparata nel corso del lavoro è, secondo gli studiosi, l’importanza di essere “audaci e flessibili”. Una formula chiave anche per portare al successo i ‘nipotini’ di questa maxi-ricerca, dal BRAIN (Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies) Initiative, nata per far luce sui segreti del cervello con neurotecnologie innovative, alla Precision Medicine Initiative, che punta a rendere la medicina di precisione una realtà. Imprese figlie del Progetto che ha messo insieme oltre 2mila scienziati di Paesi diversi.


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