2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300.000 senzatetto: questo il bilancio del terribile terremoto del 1980 in Irpinia e Basilicata

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Il governo affidò ad un Commissario Straordinario, l’allora onorevole Giuseppe Zamberletti, il compito di coordinare le operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal sisma

Erano le 19:34 del 23 novembre 1980, quando l’Irpinia e la Basilicata vennero colpite da un potentissimo sisma di magnitudo 6.9 (pari a circa il decimo grado della scala Mercalli) e che causò almeno 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300 mila senzatetto. Alcuni comuni vicini all’epicentro – tra i quali Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Conza della Campania, Laviamo, Muro Lucano – furono quasi rasi al suolo, altri danneggiati in maniera grave. A Balvano crollò la chiesa madre di S. Maria Assunta che causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa della sera. Dei 679 comuni delle otto province interessate dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia) ben 506 subirono danni più o meno gravi. Le tre province maggiormente colpite furono quelle di Avellino, Salerno e Potenza. In 36 località situate nei pressi dell’epicentro furono distrutte irrimediabilmente 20.000 case. In altri 244 comuni delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi subirono danni da gravissimi a medio-gravi.

SPECIALE 2000 : TERREMOTO IN IRPINIAIl governo affidò ad un Commissario Straordinario, l’allora onorevole Giuseppe Zamberletti, il compito di coordinare le operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal sisma. Solo il 14 maggio dell’anno successivo il Parlamento approvò la legge 219 per la ricostruzione e lo sviluppo delle aree colpite dal sisma, stanziando ingentissime risorse finanziarie, mai dettagliatamente quantificate. Oggi, dopo 35 anni, la ricostruzione del patrimonio edilizio ha superato il 90%. Lo sviluppo industriale, invece, è stato recuperato solo in parte: delle aziende che hanno beneficiato dei contributi dello Stato, ad oggi solo alcune sono in attività, mentre altre sono fallite, con il conseguente aumento della disoccupazione.