“L’osservatorio sarà in grado di guardare il nostro universo da una prospettiva completamente nuova aprendo la strada all’astronomia gravitazionale che potrà riportarci informazioni molto più precise di quelle restituite dalla luce”
Il 2 dicembre si darà il via alla missione spaziale, che partirà dalla base dell’Agenzia spaziale europea di Kourou nella Guyana francese. Il satellite sarà inviato nello spazio con all’interno innovativi sensori inerziali, in grado di cogliere la propagazione delle onde gravitazionali emesse da tutti i corpi celesti, visibili o oscuri, registrandone il moto anche dai luoghi più remoti dell’Universo.
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uesta nuova tecnologia è frutto di un lavoro decennale di ricerca e di realizzazione del Gruppo di gravitazione sperimentale del Dipartimento di fisica dell’Università di Trento. Ad illustrarla, nella sede del rettorato dell’ateneo trentino, il rettore Paolo Collini con il professor Stefano Vitale, ordinario di Fisica sperimentale e coordinatore del Gruppo di gravitazione sperimentale. “Il satellite è il precursore tecnologico al primo Osservatorio spaziale di onde gravitazionali pianificato dall’Esa, in collaborazione con le agenzie spaziali di diversi Paesi europei, tra cui, l’Italia in prima linea”, ha spiegato Vitale. “L’osservatorio sarà in grado di guardare il nostro universo da una prospettiva completamente nuova aprendo la strada all’astronomia gravitazionale che potrà riportarci informazioni molto più precise di quelle restituite dalla luce, che copre solo il quattro per mille dell’Universo visibile”. Per dare il via alla missione, che è la terza più grande nell’ambito del suo programma scientifico Cosmic vision, l’Esa ha sostenuto una spesa di 500 milioni. I sensori inerziali sono prodotti in Italia dalla Compagnia generale dello spazio su progetto degli scienziati dell’Università di Trento e supportati dall’Istituto nazionale di fisica nucleare. “Se i risultati riportati dal satellite entro l’estate del 2016 – ha annunciato Vitale – dovessero confermare che le tecnologie impiegate sono in grado di ‘ascoltare’ l’Universo attraverso le onde gravitazionali, sarà allora possibile progettare l’Osservatorio di onde gravitazionali che potrebbe essere operativo intorno al 2030 con un costo di un miliardo di euro”.


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