Dopo l’alluvione in Calabria, l’analisi è sconcertante tutti i comuni calabresi sono a rischio dissesto idrogeologico. E’ necessario un piano di prevenzione adeguato
Dopo gli eventi alluvionali dei giorni scorsi, si susseguono le polemiche e le discussioni. Dall’ultima analisi fatta dalla Coldiretti emerge che sono circa 160mila i cittadini, che vivono in zone a rischio frane in Calabria. A questi 160mila si aggiungono altri 59mila calabresi, minacciati dalle alluvioni. Il dato è sconfortante, in quanto mostra come tutti i comuni calabresi siano a rischio idrogeologico, a causa soprattutto dell’incuria del territorio e della continua cementificazione. La Coldiretti fa notare che il consumo del suolo agricolo ha reso il territorio ancora più facile, a causa anche della impossibilità di assorbire l’acqua piovana contribuendo così a provocare frane e smottamenti, oltre che a danni alle coltivazioni di bergamotto e agli uliveti. A seguito dell’ultima ondata di maltempo, molte strade sono ormai impraticabili e alcuni imprenditori Coldiretti ed i Consorzi di Bonifica hanno deciso di aiutare i contadini con i propri mezzi, garantendo così anche l’alimentazione degli animali.

“E’ necessario verificare se esistano le condizioni per la dichiarazione dello stato di calamità, ma sul piano strutturale – continua la Coldiretti – bisogna intervenire con l`attività di prevenzione per la mitigazione del dissesto idrogeologico. In Italia siamo di fronte ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati quest`anno con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense ed il repentino passaggio dal sereno al maltempo con vere e proprie bombe d`acqua che il terreno non riesce piu` ad assorbire. Occorre verificare sul piano strutturale a questa situazione non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato in Italia – precisa la Coldiretti– ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata capace di assorbire l`acqua. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento. Il risultato – conclude la Coldiretti – è che più di otto comuni su dieci (82 per cento) hanno parte del territorio a rischio frane e alluvioni”.


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