L’anticiclone novembrino crea nebbie e nubi basse, merito dell’inversione termica

L’ampia struttura anticiclonica dinamica oceanica, schiacciata sul Mediterraneo dal poderoso approfondimento della depressione d’Islanda, con un tracollo dei valori di geopotenziale in quota fra la Groenlandia e il nord Atlantico, venendo erosa lungo il suo bordo più settentrionale dal passaggio del ramo principale del “getto polare”, continuerà a garantire un prolungato periodo di tempo stabile e soleggiato su gran parte delle regioni italiane.

L’incremento barico assicurerà una maggiore stabilizzazione atmosferica, anche se bisogna ricordarsi che in questo periodo dell’anno l’alta pressione non è sempre sinonimo di bel tempo e clima soleggiato, causa il fenomeno dell’inversione termica (dovuto ai cieli sereni) e la stagnazione dell’umidità nei bassi strati che agevola la formazione delle solite foschie e banchi di nebbia notturni lungo le pianure e le vallate delle regioni del nord e in parte di quelle del centro. Basta osservare il satellite per notare i tanti banchi di nebbie e le nubi basse, per lo più composte da strati e stratocumuli, che da giorni offuscano i cieli di molte regioni italiane.

Le formazioni nebbiose, inoltre, durante la mattinata, venendo riscaldate dai primi raggi di sole, tenderanno a sollevarsi dando luogo a cieli in genere nuvolosi o molto nuvolosi per la persistenza di una densa nuvolosità bassa (strati) che causerà grigiori, dando all’atmosfera un aspetto umido e uggioso, come avviene sovente in Val Padana, quando la circolazione dei venti nei bassi strati rimane ferma. Il promontorio anticiclonico, inoltre, come da previsione, sta favorendo la formazione di intense “inversioni termiche” sulle pianure del nord e del centro Italia, prodotte principalmente dall’irraggiamento notturno del suolo (rapida perdita di calore del terreno) che interessa gli strati più bassi della troposfera.

Quando il cielo è sereno, in una condizione anticiclonica, con venti deboli o assenti (velocità inferiore ai 4 km/h), e poco o nullo rimescolamento delle masse d’aria. In tali condizioni il terreno irradia calore verso la media atmosfera, liberandolo rapidamente verso l’alto. Tale situazione agevola un forte raffreddamento del terreno, favorendo la formazione di uno strato di aria fredda che ristagna presso il suolo, a circa 100-200 metri di altezza, mentre sopra tale quota affluisce o si deposita aria decisamente più calda, molto più leggera.

Questo strato di aria fredda e stabile, essendo più pesante, rimane a livello del suolo e con la condensazione dell’umidità origina le temute nebbie d‘irraggiamento, molto note in inverno nella pianura Padana e nelle vallate alpine e appenniniche. Essa raggiunge un massimo di intensità al primo mattino per poi scomparire durante le ore più calde della giornata. Inoltre questo fenomeno assume maggior evidenza in inverno e in presenza di cieli sereni o poco nuvoloso, con scarsa ventilazione nei bassi strati. Durante il giorno, nel periodo invernale, i raggi solari spesso non riescono a riscaldare per bene il suolo, sia per l’aumentata inclinazione d’inverno che per la ridotta durata del giorno o per la presenza di uno strato di neve sul terreno (“Albedo”). Per questi motivi l’aria a contatto con il terreno, al calar del sole, di conseguenza si raffredda molto rapidamente, raggiungendo temperature inferiori rispetto agli strati atmosferici sovrastanti.

La temperatura risulta quindi più bassa in pianura che nelle aree collinari o in montagna, con scarti di anche +10°C +12°C. Ma in realtà per avere un’inversione bastano differenze di appena +2°C +3°C in appena 200-300 metri di altezza. Di frequente si salda con l’inversione dinamica superiore, associata quest’ultima all’effetto adiabatico dei moti discendenti caratteristici di un’area anticiclonica. Di solito durante la formazione dell’inversione termica si può osservare come l’andamento termico negli strati d’aria prossimi al suolo rimanga pressoché costante e inalterato per lunghi periodi di tempo.