Cambiamenti climatici: “saranno le scelte governative a fare la differenza”

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Al via l’Australian Climate Leadership Summit, i suoi obiettivi: la riduzione delle emissioni di CO2, l’introduzione di tasse o altri oneri sulle emissioni, l’uso e produzione di energie rinnovabili e politiche sul clima

Il cambiamento climatico in corso ormai da decenni è al centro dell’attenzione dei governi di numerosi Paesi del mondo, che cercano soluzioni e metodi per dare un freno a questo processo dannoso per l’ambiente e per la stessa umanità. E anche le grandi compagnie private cercano di far fronte al problema, proponendo innovazioni in materia di sostenibilità ambientale. In particolare dodici grandi compagnie australiane operanti in diversi settori, soprattutto erogazione di energia, servizi bancari e telecomunicazioni, si sono impegnate ad adottare misure sostanziali per contenere il cambiamento climatico. L’accordo avverrà nel corso di un vertice internazionale iniziato oggi a Sydney, in preparazione della Conferenza Onu sul clima che si terrà a Parigi dal 30 novembre.

L’Australian Climate Leadership Summit, che conta tra i suoi membri imprese, investitori e governi locali e regionali, è stato appoggiato dal governo francese e ha come scopo quello di mettere sotto la lente d’osservazione sette impegni chiave decisi dal gruppo di azione We Mean Business. Tra questi impegni ci sono: l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, l’introduzione di tasse o altri oneri sulle emissioni, l’uso e produzione di energie rinnovabili e politiche sul clima. Il convegno è stato promosso dal gruppo internazionale Carbon Disclosure Project (Cdp), il quale ha annunciato che oltre 250 compagnie ed enti pubblici in 36 paesi hanno assunto almeno uno degli impegni attraverso il gruppo We Mean Business.

Tutte insieme, queste imprese, fanno contare entrate pari a 5,6 trilioni di dollari americani e un patrimonio amministrato pari a 19,5 trilioni. Gli impegni presi variano da una compagnia all’altra e spaziano dall’utilizzo di energie rinnovabili come unica fonte, alla diffusione di informazioni sul cambiamento climatico, all’imposizione di un prezzo sulle emissioni di CO2. “Vi è un forte interesse dal business, dagli investitori e dai governi attorno al mondo nell’impegno verso l’azione sul clima, in maniere che creano occupazione e crescita in un’economia a basse emissioni”, ha confermato il direttore di Carbon Disclosure Project (Cdp) in Australia e Nuova Zelanda, James Day. “Le iniziative annunciate in questo vertice segnalano che lo slancio dell’azione del business sul cambiamento climatico sta accelerando e che abbiamo probabilmente raggiunto il punto critico. Le compagnie affermano la necessità di politiche ambiziose a livello nazionale e internazionale”.

Secondo il rapporto del Cdp sul cambiamento climatico globale per il 2015, quasi tutti i paesi sono ora impegnati in azioni di riduzione delle emissioni, con un aumento dell’89% in attività che hanno come scopo quello di ridurre le emissioni nell’arco di cinque anni. Intanto, una ricerca pubblicata dall’Ente nazionale australiano Csiro presenta una serie di modelli secondo cui l’Australia potrà avere crescita economica più forte, emissioni di gas serra più basse e un migliore ambiente, senza che i cittadini debbano subire grandi cambiamenti di stile di vita, ma tutto ciò si potrà ottenere solo se le autorità avvieranno un’azione più forte, volta alla riduzione immediata delle emissioni. Secondi i modelli, entro il 2050, saranno le scelte governative a fare la differenza fondamentale, dando così la possibilità all’Australia di combinare una forte crescita a una forte performance ambientale, senza influire troppo sullo stile di vita degli australiani senza la necessità di sviluppare nuove e impegnative tecnologie.