Clima, il settore dell’agricoltura produce energie rinnovabili ed è orientato a riuso risorse
La “buona agricoltura” mitiga l’effetto serra e la Conferenza di Parigi dovrebbe valorizzare il ruolo attivo del settore nell’assorbimento di Co2. Lo sostiene la Confederazione italiana agricoltori, secondo cui “il cambiamento climatico colpisce l’agricoltura, riduce le produzioni e mette a rischio la sicurezza alimentare e la disponibilità di acqua potabile in molti territori del pianeta, come l’area del Mediterraneo”. Il riscaldamento globale “e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi causano dissesto idrogeologico, siccità, salinizzazione delle aree costiere, variazioni degli agroecosistemi e diffusione di nuovi insetti dannosi”. “A questi fattori – spiega l’organizzazione agricola – si aggiunge l’incontrollata cementificazione dei terreni più fertili, l’inquinamento e la perdita di sostanza organica del suolo. Oggi si stima che oltre il 20% della superficie nazionale è a rischio di desertificazione. Eppure la buona agricoltura è quella che mitiga l’effetto serra, produce energie rinnovabili e ha un ruolo fondamentale nell’assorbimento di anidride carbonica”. Per questo la Conferenza di Parigi “deve valorizzare queste funzioni del settore primario, che sono indispensabili oggi e ancora di più domani”. “Le tecniche agricole sostenibili – sottolinea la Cia – garantiscono produttività duratura, accrescono la fertilità dei suoli, salvaguardano la biodiversità, modellano il territorio e il paesaggio. Accrescere il tasso di sostanza organica nel terreno rappresenta il più importante sistema di assorbimento di carbonio sul nostro pianeta”. Il settore agricolo “vuole contribuire efficacemente alla mitigazione con il miglioramento delle attività zootecniche, lo stoccaggio di carbonio nel suolo e nella vegetazione, lo sviluppo del metodo biologico e di pratiche sostenibili”. A Parigi quindi “è fondamentale valorizzare il ruolo attivo che i terreni agricoli, i pascoli e i boschi svolgono nell’assorbimento della CO2”.
“La decisione – sottolinea la Confederazione italiana agricoltori – di eleggere la gestione dei suoli agricoli e dei pascoli tra le attività contabilizzate nel secondo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto rappresenta una grande opportunità per favorire le buone pratiche agricole”. Allo stesso tempo “è necessario emanare subito una legge per contrastare il consumo di suolo (dal 1970 l’incuria e la cementificazione selvaggia hanno cancellato 5 milioni di ettari di Sau) ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e manutenzione è vitale”. Ma l’agricoltura “è anche un grande produttore di energie rinnovabili. Quasi il 50% della produzione di energia ‘verde’, secondo la Strategia energetica nazionale, deve provenire da biomasse. C’è ancora molto da fare, ma il percorso è ormai tracciato. Il futuro è nei piccoli impianti collegati alle imprese agricole, zootecniche e forestali. Bisogna innanzitutto puntare allo sviluppo del biometano: il nostro biocarburante di eccellenza e naturale evoluzione di un percorso innovativo iniziato con il biogas”. L’agricoltura poi, conclude la Cia, “è storicamente orientata al riuso e alla circolarità delle risorse. Occorre valorizzare tutti i sottoprodotti del sistema agroalimentare creando delle vere e proprie filiere per il loro riuso. Le biomasse agroalimentari residuali e i sottoprodotti generano energie rinnovabili, originano bio-fertilizzanti e sono materia prima della chimica verde per la produzione sostenibile di un’ampia gamma di nuovi prodotti industriali”.


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