Conferenza sul Clima di Parigi: “non si riuscirà a garantire il rispetto di 2°C del riscaldamento globale”

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“E’ importante che il nuovo accordo preveda un meccanismo di revisione periodica in base al quale tutti i Paesi siano obbligati ad aggiornare i propri impegni senza poterli ridurre. Serve inoltre un meccanismo di monitoraggio e verifica trasparente dell’attuazione degli impegni”

“Gli impegni finora promessi da 158 Stati mondiali in vista della Conferenza sul Clima di Parigi COP21, anche presi tutti assieme, non saranno sufficienti a garantire il rispetto del limite dei 2°C di riscaldamento globale”. Lo ha realisticamente dichiarato Domenico Gaudioso, capo del Servizio Clima e Atmosfera dell’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, intervenuto a Rieti in occasione del XII Forum internazionale Greenaccord dell’Informazione ambientale. Il valore più probabile che si potrà raggiungere è un aumento compreso tra 2,7 e 3,6 °C di riscaldamento. Per evitare il fallimento della conferenza di Parigi, sarà necessario raggiungere un accordo coraggioso non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche dal punto di vista giuridico: “è importante che il nuovo accordo preveda un meccanismo di revisione periodica in base al quale tutti i Paesi siano obbligati ad aggiornare i propri impegni senza poterli ridurre. Serve inoltre un meccanismo di monitoraggio e verifica trasparente dell’attuazione degli impegni”, ha spiegato Gaudioso. “In questo modo sarà possibile monitorare l’osservanza degli impegni, verificarne l`adeguatezza agli obiettivi prefissati e procedere alla loro revisione. Dal rigore di questo meccanismo dipenderà l`efficacia del nuovo accordo”.

In quest’ottica sarà fondamentale l’impegno degli Stati più industrializzati, primi responsabili delle emissioni di CO2. Il principio di responsabilità comuni ma differenziate dovrà essere uno dei pilastri dell’accordo di Parigi, sottolinea Gaudioso. “I Paesi sviluppati riconoscono la responsabilità che incombe loro nel perseguimento internazionale dello sviluppo sostenibile date le pressioni che le loro società esercitano sull’ambiente globale e le tecnologie e risorse finanziarie di cui dispongono. Tutte le classi agiate – ha concluso Gaudioso – devono modificare i propri stili di vita, ovunque esse risiedano”.