Cop21, Galletti: “politiche nazionali non ancora sufficienti”

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Secondo il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti c’è ancora molta strada da percorrere per contrastare i cambiamenti climatici

La Conferenza di Parigi sul clima è ormai alle porte. Oggi, a Roma si è tenuto il Rome2015-Science Symposium on Climate, organizzata alla Fao, che tra gli ospiti ha accolto il ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti. L’incontro ha accolto scienziati, decisori politici, esperti e rappresentati del mondo delle imprese e della società civile, di cui sono state ascoltate le diverse opinioni sui cambiamenti climatici. Galletti ha spiegato che “noi andiamo a Parigi sapendo che non possiamo perdere questa occasione. Che Parigi e’ veramente l’ultima occasione che abbiamo”.  La comunità scientifica ha consegnato al ministro Galletti un documento, che il ministro dovrà consegnare alla conferenza. Il ministro dell’Ambiente precisa i notevoli passi avanti che il mondo ha fatto; infatti sono 161 i Paesi che si sono impegnati con politiche nazionali per il contenimento delle emissioni di CO2. Infatti sottolinea che questo è  “un dato molto importante se pensiamo che i Paesi che si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni a Kyoto rappresentavano solo il 12%”. Amaramente Galletti spiega che “queste politiche non sono ancora sufficienti all’obiettivo minimo del contenimento del riscaldamento globale entro la soglia dei 2 gradi. Questi impegni ci portano ancora al 2,7″. Fondamentale per il ministro è il contributo della scienza, infatti ” a Parigi 2015 dovremmo trovare delle soluzioni politiche, quindi un percorso condiviso per il raggiungimento di una politica concreta contro i cambiamenti climatici. Ma per fare questo abbiamo bisogno di basi scientifiche solide- prosegue il ministro- Oggi 14 associazioni interdisciplinari si sono messe insieme per dare il proprio contributo alla soluzione di problemi complessi e questo rappresenta una piattaforma importante per l’accordo di Parigi”. “Gli strumenti scientifici infatti danno la possibilità di rivedere l’impatto delle politiche nazionali”, spiega Galletti.