“I genitori, seppure abbastanza informati su come gestire la febbre nei bambini, nella realtà adottano comportamenti errati affidandosi al passaparola o alla saggezza popolare”
Quando i bambini hanno la febbre i genitori, soprattutto se sono alle prime armi, le provano tutte: dal rimedio della nonna alla terapia fai-da-te, fino alla “mitica” frase, preferita dalle nonne: “tranquillo, così diventi grande”. “Quasi il 60% dei genitori somministra farmaci antipiretici senza consultare il pediatra e oltre il 60%” usa metodi empirici per far scendere la temperatura, “come ad esempio panni imbevuti di acqua fredda. Inoltre, ben il 50% ritiene che il dolore sia uno strumento educativo per la crescita del figlio e che per questo un dolore anche lieve debba essere sopportato”. Gli esperti riuniti a Milano in occasione del 34° Congresso di antibioticoterapia in età pediatrica analizzano i falsi miti più diffusi nelle famiglie italiane in caso di febbre, sulla base di uno studio condotto dall’Unità di pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Irccs Policlinico-università degli studi del capoluogo lombardo, diretta da Susanna Esposito.
In attesa di discutere domani, 13 novembre, le Linee guida per gestire febbre e dolore nei bambini, i pediatri hanno voluto dare alle famiglie le 10 regole per non sbagliare. Innanzitutto c’è da dire che la febbre è “un incremento della temperatura corporea centrale rispetto alla normalità”, che l’Organizzazione mondiale della sanità fissa tra 36,5 e 37,5°C. “I genitori, seppure abbastanza informati su come gestire la febbre nei bambini, nella realtà adottano comportamenti errati affidandosi al passaparola o alla saggezza popolare”. “La febbre è uno dei più frequenti motivi di richiesta di visita pediatrica – spiega Esposito, presidente del Congresso e di Waidid, Associazione mondiale malattie infettive e disordini immunologici – ma spesso non viene gestita nel modo più raccomandato da parte dei genitori che tendono a somministrare farmaci non adatti, oppure espongono i figli a sottodosaggi o sovradosaggi. Raccomandiamo sempre di non impiegare nel bambino farmaci per gli adulti – consiglia l’esperta – e ricordiamo che i farmaci per contenere la febbre, come gli antipiretici, vanno somministrati sempre in base al peso e non all’età”.
Ecco il decalogo dei pediatri:
1) Per i bambini fino a 4 settimane si raccomanda la misurazione ascellare con termometro elettronico; per i bambini oltre le 4 settimane, si può utilizzare la misurazione ascellare con termometro elettronico o quella timpanica con termometro a infrarossi.
2) La via di misurazione rettale della temperatura corporea non dovrebbe essere impiegata di routine nei bambini con meno di 5 anni, a causa della sua invasività e del disagio che comporta.
3) La misurazione orale della temperatura corporea è da evitare.
4) L’impiego di mezzi fisici per la terapia della febbre (spugnature con liquidi tiepidi, bagno, esposizione a correnti di aria fresca, applicazione di borse del ghiaccio, frizione della cute con alcool) è generalmente sconsigliato, ad eccezione dei casi di ipertermia.
5) Paracetamolo e ibuprofene sono gli unici antipiretici raccomandati in età pediatrica, sono farmaci generalmente sicuri ed efficaci e devono essere utilizzati a dosaggi standard.
6) I farmaci antipiretici devono essere impiegati nel bambino febbrile solo quando alla febbre si associ un quadro di malessere generale.
7) L’uso combinato o alternato di ibuprofene e paracetamolo non è raccomandato, sulla base delle scarse evidenze scientifiche disponibili riguardo la sicurezza rispetto alla terapia con un singolo farmaco.
8) Il paracetamolo o l’ibuprofene non devono essere utilizzati nei casi di convulsioni febbrili.
9) L’acido acetilsalicilico non è indicato in età pediatrica per il rischio di Sindrome di Reye.
10) Non è raccomandato considerare l’entità della febbre come fattore isolato per valutare il rischio di infezione batterica grave. Tuttavia la febbre di grado elevato può essere considerata predittiva di infezione batterica grave in particolari circostanze (per esempio nei bambini di età inferiore ai 3 mesi).


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