I cognomi non sono sempre esistiti: vi spieghiamo come sono nati

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L’utilizzo del cognome in Italia divenne obbligatorio solo nel 1564, prima vennero utilizzati a periodi alterni, ma non ebbero mai l’importanza che hanno oggi

La vera e propria origine dei cognomi, o nomi di famiglia, non è del tutto chiara. Le testimonianze più antiche, a riguardo, pare che risalgano alla Cina antica. Secondo la leggenda, infatti, con l’Imperatore Fu Hsi, nel 2852 a.C., si diede il via all’uso dei nomi per identificare ogni famiglia, anche per facilitare il censimento. Tra l’altro, fino alla dinastia Shang (1600-1046 a.C.) i cognomi erano matrilineari, e solo in seguito diventarono patrilineari. In Giappone, invece, ancora nel XIX secolo, l’uso dei cognomi non era abituale, fatta eccezione per le famiglie aristocratiche. Nell’antica Grecia l’identificazione formale non avvenne sempre allo stesso modo: in alcuni periodi si faceva riferimento al luogo d’origine; in altri venivano utilizzati anche i nomi dei clan e i patronimici, ovvero “figlio di”. Ma si trattava comunque sempre di usi non consolidati, che variavano da caso a caso, e non seguivano una linea precisa. Il nome restava comunque più importante di altri tipi di identificazione.

In Italia, già all’epoca della Roma repubblicana, esisteva una sorta di registro di nomi, utile soprattutto per il censimento. Ogni cittadino libero veniva identificato con tre nomi: un praenomen cioè il nome vero e proprio; il nomen, identificabile oggi con il cognome dato che indicava la gens, cioè la famiglia di appartenenza; il cognomen, che era invece una sorta di soprannome. Quest’ultimo, a volte, poteva derivare da una caratteristica fisica, come nel caso di “Cesare” che significa “colui che ha gli occhi chiari”. Con la caduta dell’Impero Romano i registri che riportarono questi elenchi vennero distrutti o andarono perduti, e insieme a loro anche l’uso dei cognomi, ritenuti evidentemente superflui dalle popolazioni barbare che invasero la nostra penisola.

Quando l’Europa del X e XI secolo registrò un aumento inaspettato dei propri abitanti, si rese necessario “mettere ordine” per riuscire a distinguere le persone e rendere più affidabili gli atti pubblici. Fu così che il cognome tornò in uso e, proprio come nell’antica Roma, in alcuni casi poteva anche derivare da caratteristiche fisiche o da soprannomi, o ancora veniva scelto in base alla zona di provenienza, al lavoro svolto o alla patronimia, ovvero dal nome paterno. L’utilizzo del cognome in Italia divenne obbligatorio solo nel 1564, anno in cui il Concilio di Trento stabilì che a tenere i registri con nome e cognome di tutti i bambini battezzati dovevano essere i parroci.