La scienza ribelle del grande Freeman Dyson

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La vera scienza e il vero scienziato, sono essenzialmente ribelli

Recensione di Roberto Guerra – Freeman Dyson, Lo scienziato come ribelle. Ragione e immaginazione al servizio della verità

Se negli anni 2000, in piena crisi epocale, anche paradossale, visto il grande sviluppo della scienza in generale e della Comunicazione con Internet, esistono libri capaci di innestare nuovo ottimismo e amore per il futuro, questa sorta di florilegio di Dyson, grande filosofo e scienziato sempre ribelle prototipo… è lettura a dir poco azzeccata. Il sempre grande giovane Dyson tra straordinari schizzi e –o recensioni se non microbiografie di grandi scienziati e figure rivoluzione della rivoluzione scientifica e riflessioni personali (ma dove l’oggettivo è quasi un supersoggettivo) praticamente illustra tutte le potenzialità di trasformazione sociale ancora inespresse nella dimensione politico-economica che, piaccia o meno, continua a frenare il mondo nuovo oggi computer e scientifico possibile e desiderante. Impossibile evidenziare tutti gli scienziati ribelli “evocati” e analizzati da Dyson. Ci limitiamo a una recensione essenziale e minimale focalizzata su due geniacci percepiti spesso antitetici per questioni politico-sociali (in realtà poi sempre significativamente “Friends” tanto per sottolineare la ben diversa dialettica scientifica da quella falsa comunemente diffusa…), di uno stesso dialogo estremo sublime tra Dyson e il grande Feynman su Dio e la scienza, sul visionario storico Bernal, oltre a segnalare le pagine doc su Newton e il fisico dissidente Sakarov… Oggi si parla molto, dopo lo stesso Popper e altri umanisti scienziati, di società della conoscenza futura, basata sull’etica (e magari anche l’estetica o immaginario) scientifica: i capitoli (in origine tutti giornalistico culturali e scientifico divulgativi su New York Review of Books, e dal secondo novecento avanzato) dedicati ad esempio a Norbert Wiener, padre indiscusso della cibernetica e delle odierne Computer Science esaltano persino la scienza in tal senso come nuova pragmatica e esistenzialissima visione del mondo. La stessa ampia analisi di un certo Teller, tra i padri della bomba atomica e spesso contestato come sorta di Falco nucleare, relativizza e smentisce certi detrattori del grande Fisico, magari apparentemente più responsabili, eppure (come poi spesso i politici comparati con uno soltanto degli scienziati discussi e recensiti da Dyson) Teller in ogni caso più vero e affidabile e certamente consapevole della complessità contemporanea, dopo la scienza, guerre fredde o meno…. Quanto a Wiener, padre anche in certo senso dei postumani droni militari, capace in vita di tagliare con lo Status Quo per questione etiche, osannato persino nella Russia sovietica (dove innestò i memi della primissima Cibernetica), esemplifica tutt’oggi lo scienziato si ribelle ma non poeta maudit, super-responsabile al contrario! Inoltre, la sempre scienza creativa di Dyson coglie autentici picchi anche visionari quando traccia le grandi previsioni, spesso centrate, almeno nelle dinamiche a suo tempo quasi science fiction, ad esempio dello stesso Bernal. Con riferimento anche a un suo libro del 1929, ricommentato oltre 40 anni dopo, dove Bernal già intravedeva gli odierni poi sviluppi già concretizzati di certe nuove tecnologie potenzianti, riformattanti per via ingegneristica l’ambiente umano e la Natura più Strega cattiva che santa come s ‘illude certo ecologismo, potenzianti (si pensi alla Medicina già del futuro dopo la scoperta del genoma, longevità inclusa) il nostro deficit biologico, la stessa biologia molecolare. Oppure e infine di rara empatia, come accennato, il dialogo con Fynman sulla religione, due punti di vista apparentemente opposti, invece ben concilianti se… dopo la scienza, verso in fondo future religiosità cosmiche ancora inedite. Va da sé, oltre al fondamentale bordo dell’amore per la scienza e la conoscenza e il progresso e il futuro, attraverso non la reificazione ma il sogno e il desiderio della Ragione, Dyson, simultaneamente e complementariamente, come una danza parola perfettamente sincronizzata, pone in primissimo piano il necessario antivirus stesso dell’ecologia mentale e sociale, scientifica… però. Verso l’avvenire captato anche nel suo divenire imprevedibile, pure sul piano generazionale, per forza di storia e progresso stesso necessariamente oscuro ai contemporanei anche più illuminati, rispetto ai posteri e appunto le generazioni che verranno, verso le quali, mai la scienza fissa dei limiti (o abusate precauzioni) conservatori di inconscia spesso matrice pre-scientifica…Perché la vera scienza e il vero scienziato, sono essenzialmente Ribelli, da cui il titolo splendido.