L’acido folico in gravidanza riduce le malformazioni nei bimbi: negli USA è obbligatorio da 17 anni, Europa ancora indietro

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L’ assunzione di acido folico nelle donne in gravidanza sarebbe la più bassa rispetto a quella degli altri Paesi

L’ acido folico o vitamina B9 è una vitamina idrosolubile del gruppo B presente in alimenti sia di origine vegetale quali frutta, verdura, legumi, cereali integrali e frutta secca, che di origine animale come fegato e frattaglie. Questa sostanza, intervenendo nella sintesi degli acidi nucleici, è infatti molto importante per la crescita e la riproduzione cellulare.
Dato che il nostro organismo non è in grado di sintetizzarla, essa deve essere assunta con il cibo e dalla flora batterica intestinale, e il fabbisogno quotidiano in condizioni normali è di circa 0,2 mg.

ecografia gravidanzaNegli ultimi decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, in particolare la spina bifida e di quelle a carico del tubo neurale, che si possono originare nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. Per tale motivo sono entrati in commercio i cosiddetti alimenti fortificati, ovvero alimenti arricchiti con acido folico oltre il loro contenuto naturale. Tali alimenti sono stati suggeriti come alternativa agli integratori di acido folico, proposto da alcuni esperti sul British Medical Journal, per l’ Europa.

Se le donne assumono abbastanza acido folico prima del concepimento e nelle prime fasi della gravidanza (l’Oms raccomanda 0,4 mg al giorno), si riduce il pericolo di difetti del tubo neurale, che possono seriamente compromettere lo sviluppo del cervello e della colonna vertebrale, portando a disturbi come la spina bifida. Ma la nuova idea nasce dalla constatazione che le misure volontarie stanno fallendo. Babak Khoshnood dell’Inserm, l’Istituto di ricerca sanitaria nazionale francese, ha analizzato il tasso di difetti del tubo neurale registrati in 28 registri di 19 paesi europei.

PESTICIDA GRAVIDANZA - CopiaBrutta sorpresa: non è stato rilevato alcun cambiamento tra il 1991 – quando sono state introdotte le linee guida sull’acido folico – e il 2011. Secondo un rapporto del 2009, solo una “piccola minoranza” delle donne assume infatti acido folico per tutto il periodo consigliato, soprattutto perché molte scoprono di essere incinte a gravidanza avanzata.

Jim Mills dei National Institutes of Health di Bethesda, in un articolo di accompagnamento propone la fortificazione obbligatoria degli alimenti con acido folico anche in Europa, come gli Stati Uniti, dove in vari alimenti, come alcuni cereali per la colazione, pane e pasta, viene aggiunto acido folico su base obbligatoria dal 1998. Il programma è stato pensato per aumentare di 0,1-0,2 mg la quotidiana assunzione di acido folico delle donne americane e gli studi suggeriscono che ha portato a una riduzione del 19-32% del tasso di difetti del tubo neurale da quando è stato introdotto. Ad oggi circa altri 80 Paesi hanno attuato strategie simili, tra cui Canada, Costa Rica, Cile e Sud Africa.

L’Europa è invece preoccupata che la supplementazione di acido folico possa comportare dei rischi: alte dosi di acido folico possono rendere difficile individuare carenze di vitamina B12, causa di anemia e anche danni cerebrali. Secondo Mills invece è tempo che anche il vecchio continente segua l’esempio degli Usa: “Si tratta di malformazioni su cui possiamo intervenire, facciamolo“, invita.