“E’ inaccettabile che informazioni sui rischi tossici della catastrofe siano stati divulgati solo dopo tre settimane”
L’Onu ammonisce il Brasile a causa del gravissimo disastro ambientale di 20 giorni fa e causato dal cedimento di due dighe di una miniera di ferro a Mariana, nello Stato di Minas Gerais: secondo esperti in diritti umani delle Nazioni unite, le misure prese finora dal governo e dai diretti responsabili per l’incidente sono “chiaramente insufficienti”. “E’ inaccettabile che informazioni sui rischi tossici della catastrofe siano stati divulgati solo dopo tre settimane”, hanno scritto in una nota gli specialisti John Knox e Baskut Tuncak, i quali hanno accusato soprattutto la brasiliana Vale e l’anglo-australiana Bhp, i due colossi della minerazione proprietari della Samarco, la compagnia di estrazione a cui fa capo la miniera. E ancora in questo giorni distese di fango venefico causato dal crollo delle dighe stanno ricoprendo i territori colpiti anche per centinaia di km: il flusso di residui è ormai arrivato anche sulla costa di Espirito Santo, dopo aver percorso oltre 600 km, inquinando tutto il fiume Rio Doce e facendo devastazioni di piante e pesci lungo il suo percorso. Arrivato praticamente sulla costa, si teme ora che possa danneggiare anche la flora e la fauna oceanica.


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