Palermo: l’agricoltura come strumento per il riscatto ed il reinserimento sociale

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“La nostra visione di agricoltura, rispettosa dell’ambiente, moderna, innovativa, sana e pulita, la porteremo all’interno dei progetti esecutivi”

Questa l’idea alla base del Protocollo d’intesa, firmato oggi a Palermo, tra il Dipartimento Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e la Confagricoltura Sicilia.

“L’amministrazione penitenziaria – ha evidenziato il provveditore regionale del DAP, Maurizio Veneziano – ha tra le sue finalità quella del reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. La partecipazione a corsi di formazione per la gestione delle colonie agricole e dei tenimenti di pertinenza degli istituti penitenziari ha dimostrato, nel corso di precedenti esperienze, la validità di questi percorsi didattici e formativi. Con la firma di oggi- ha concluso il provveditore Veneziano – intendiamo dotare le nostre strutture provinciali di un nuovo strumento per la valorizzazione, anche economica, delle superfici agricole gestite direttamente dagli istituti penitenziari”.

Il protocollo, tra le varie iniziative perseguibili, prevede anche la possibilità di riservare parte delle produzioni ottenute agli stessi detenuti ed al personale impegnato nella sorveglianza.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato il presidente della Confagricoltura siciliana, Ettore Pottino – perché con questo accordo emerge con chiarezza la funzione sociale che il settore primario è in grado di svolgere. Peccato che sotto l’aspetto economico l’agricoltura continua ad essere mortificata come sta avvenendo con il prezzo del latte o l’olio extra vergine d’oliva. La nostra visione di agricoltura – ha precisato il presidente degli agricoltori siciliani – rispettosa dell’ambiente, moderna, innovativa, sana e pulita, la porteremo all’interno dei progetti esecutivi che, siamo certi, aiuteranno la popolazione carceraria ad apprezzare e coltivare principi fondamentali per la società quali rispetto della natura, biodiversità, libertà d’impresa e rapporti interprofessionali”.

Ora la palla passa alle rispettive strutture operanti sull’intero territorio siciliano per mettere in pratica quanto definito dalla convenzione regionale. Il protocollo prevede la costituzione di una cabina di regia con il compito di coordinare, programmare, verificare, sostenere e supervisionare le attività progettuali da realizzare.

In Sicilia operano ventitre istituti penitenziari alcuni dotati di tenimenti agricoli ed altri di appositi spazi da utilizzare per piccole coltivazioni. Non mancano poi, sempre all’interno degli stessi istituti di pena, iniziative già avviate nel campo del florovivaismo e per la coltivazione delle piante aromatiche.