Si tratta di una scoperta che offre la possibilità di interventi microbiologici per impedire che ciò avvenga
Per le donne più in là con gli anni aumenta il rischio di aborto spontaneo o quello di mettere al mondo figli con disturbi cromosomici, come ad esempio la Sindrome di Down. Gli studiosi hanno capito qual è la causa di questo problema che affligge molte donne: è dovuto all’invecchiamento del sistema di selezione degli ovuli non fecondati, che ha il compito di bloccare lo sviluppo di ovuli con Dna difettoso, un sistema che con l’età diventa meno affidabile. La scoperta è arrivata da un’equipe internazionale di scienziati australiani, greci e britannici, secondo cui nelle donne meno giovani degli ovuli difettosi passano attraverso il filtro in numero maggiore e si sviluppano, aggravando il rischio di aborti spontanei e di anormalità. Una scoperta che offre la possibilità di interventi microbiologici per impedire che ciò avvenga. I ricercatori dell’Università Monash di Melbourne, di Ioannina in Grecia e dell’University College di Londra hanno condotto esperimenti su topi, allevati per imitare geneticamente gli esseri umani. “Abbiamo osservato una chiara differenza nell’abilità di ovuli giovani di percepire la presenza di qualche danno e di fermare lo sviluppo quando un danno è presente”, scrive il principale autore della ricerca, John Carroll del Monash Biomedicine Discovery Institute, sulla rivista Nature Communications.
I ricercatori hanno potuto stabilire con precisione che il momento in cui gli ovuli cominciano a dividersi e i cromosomi si separano è anche il punto in cui il filtro normalmente identifica il Dna difettoso, facendo scattare il processo di selezione che arresta lo sviluppo di tali ovuli. Il rischio di anormalità cromosomiche aumenta drammaticamente con l’età, spiega Carroll. L’incidenza di gravidanze anormali causate da errori nelle cellule quando si dividono è del 2% per le madri sotto i 25 anni, ma balza al 35% per madri sopra i 40 anni. Nella prossima fase del progetto, gli studiosi intendono sviluppare in esperimenti su topi degli interventi che possano nuovamente stimolare lo screening degli ovuli meno giovani, prima di avviare sperimentazioni umane su nuove tecniche.


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