Rosetta: la missione dei record che fa ancora sognare

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Un anno fa il lander Philae della missione Rosetta atterrava su una cometa: era la prima volta per un veicolo costruito dall’uomo

Era il 12 novembre 2014, precisamente le 17 ora italiana, quando l’Agenzia spaziale europea (Esa) annunciò l’impresa: era la prima volta in assoluto che un veicolo costruito dall’uomo atterrava su una cometa. Il protagonista indiscusso non era altro che il lander Philae della missione Rosetta; quest’ultimo, dopo essersi staccato dalla sonda madre, si è praticamente buttato a capofitto, in una discesa funambolica durata ben 7 ore, verso la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, posta a 511 milioni di chilometri dalla Terra e sulla quale Philae è atterrato rocambolescamente. In Germania, all’Esa, la soddisfazione è quasi palpabile, e persino la Nasa si complimenta con i colleghi tedeschi. Ma anche l’Italia ha la sua ampia parte di merito, dato che fin dall’inizio ha sempre avuto un ruolo di rilievo nella missione, lanciata nel 2004 all’inseguimento della cometa per svelarne i segreti, e aiutare anche a scoprire quelli sull’origine del Sistema solare.

rosetta philaeSi è trattato di un viaggio di media lunghezza per la sonda e il suo lander: ben 6 miliardi di chilometri, per coprire i quali sono state necessarie le idee e le tecnologie offerte proprio dal nostro Paese attraverso l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e numerose università e imprese della penisola. Per non parlare dei due ricercatori alla guida della missione, gli italiani Paolo Ferri e Andrea Accomazzo. E per amor di patria è giusto ricordare che anche 3 degli 11 strumenti a bordo di Rosetta sono di produzione italiana, e proprio grazie a loro in questi mesi di missione si è riusciti ad ottenere un ritratto relativamente preciso della cometa, svelando la sua origine, la struttura e il campo magnetico. Italiano è anche anche il trapano di Philae, progettato per perforare la cometa.

philae rosettaDopo l’atterraggio, che come abbiamo detto è stato insidioso e rocambolesco, il lander ha inviato segnali solo per un paio di giorni, dato che le batterie si sono scaricate a causa della zona buia in cui è finito, e Philae è entrato in una sorta di stato di ibernazione, da cui si è risvegliato solo lo scorso giugno, grazie alla fonte di energia più infallibile che ci sia: la luce del Sole. Il lander è quindi riuscito di nuovo a contattare la Terra e a inviare dati. Le comunicazioni, però, sono sempre state difficoltose e si sono interrotte diverse volte. Poi, di nuovo, dallo scorso 9 luglio, nessun altro segnale. Intanto, le seppur poche informazioni inviate a Terra, sono state preziose per gli scienziati e insieme a quelle registrate da Rosetta, hanno di nuovo permesso alla comunità scientifica di sognare e tornare a fare ipotesi affascinanti.