“Solastalgia”, il malessere di chi soffre per i cambiamenti negativi della natura

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C’è una nuova parola che sta conquistando sempre più spazio in psicologia clinica e politiche della salute, dall’Australia agli Stati Uniti: è la solastalgia. Si tratta di “una sorta di nostalgia che si prova quando l’ambiente intorno a te cambia in peggio”, spiega il filosofo australiano Glenn Albrecht, che l’ha coniata qualche anno fa, quando lavorava all’University of Newcaslte, in Australia. Una sorta di straniamento e malinconia – descritto con la fusione di due termini: ‘solace’ (conforto) e ‘nostalgia’ – che scatta “quando il tuo endemico” bisogno di sentirti al posto giusto, a casa, “è stato violato”. In pratica, quando non si riconosce più l’ambiente vicino, quello che sentiamo più nostro, perché qualcuno lo ha rovinato. Se il report 2015 su salute e clima che cambia di ‘Lancet’ indaga sulla connessione fra solastalgia e ‘dis-ease’, gli esperti americani hanno usato il termine nel caso degli effetti degli incendi in California. E la Bbc dedica un articolo alla parola e al sentimento che indica. Precisando che non si tratta di una peculiarità dei Paesi occidentali. Per Sri Warsini del James Cook University a Cairns (Australia), infatti, la solastalgia si manifesta anche in Indonesia, dopo disastri naturali che si traducono nella perdita di case, campi e bestiame. Un sentimento che minaccia il senso di appartenenza a un luogo e quello di identità, e che può portare alla depressione. Ma nonostante tutto l’inventore della solastalgia non dispera. “Sono una persona ottimista”, confida Albrecht, puntando sull’impegno personale. “Faccio molto per invertire la spinta” che “creerà un maggior cambiamento climatico e dunque più solastalgia”, conclude.