Terremoto dell’Irpinia, Rosanna Lepore: “Il sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi era un ragazzo giovane che perse la vita”

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“Trentacinque anni fa non eravamo pronti non avevamo adeguate leggi di protezione civile, che vennero introdotte dopo la tragedia irpina”

2.500 vittime e 8.000 feriti. Questo il bilancio del terremoto che 35 anni fa, il 23 novembre 1980, colpì l’Irpinia. “Il sindaco – racconta Rosanna Lepore, oggi sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, a ‘Voci del mattino’ su Radio 1 – era un ragazzo giovane, che perse la vita durante il sisma insieme ad altri 3 consiglieri comunali. E io venni nominata sindaco, sotto una tenda, 36 ore dopo la tragedia, per dare un segnale di continuità istituzionale”. “Trentacinque anni fa non eravamo pronti – aggiunge – non avevamo adeguate leggi di protezione civile, che vennero introdotte dopo la tragedia irpina. Ma abbiamo avuto una buona legge sulla ricostruzione, io credo che per evitare malversazioni e inefficienze, servano norme chiare, certe e una unità di comando che decida la linea da seguire. Queste tragedie purtroppo nel nostro Paese non sono infrequenti, ed è responsabilità della politica farsi trovare pronti, preparati ad affrontare le emergenze”. “L’idea – ricostruisce – di portare le grandi aziende in montagna per la ricostruzione dell’Irpinia era ottima. Poi vi furono spese eccessive, si allargò troppo l’area terremotata, facendo lievitare i costi a dismisura. Ma furono tutte decisioni prese a Roma”. “Alla fine – sottolinea – i comuni interessati alla ricostruzione furono 700, sicuramente un numero esorbitante rispetto alla reale quantità dei centri cittadini che avevano registrato danni materiali e vite umane perdute. E indubbiamente qualcosa di poco chiaro ci fu, tanto da istituire una Commissione d’inchiesta che blocco’ inizialmente il flusso dei fondi”. “Ma, ripeto – prosegue – le amministrazioni comunali di allora, pur tra mille difficoltà, operarono bene. Certo, emoziona oggi, a distanza di 35 anni, riascoltare le parole accorate dell’allora presidente Sandro Pertini, che esortava lo Stato a intervenire con prontezza e denunciava altresì i ritardi nei soccorsi. Ritardi dovuti in parte alla particolare morfologia del territorio irpino, problematico da raggiungere, in parte perché all’epoca l’esercito e i vigili del fuoco erano prevalentemente al nord Italia, e anche perché non fu valutata correttamente la portata effettiva del danno. Ma quelle parole di Pertini suscitarono una vasta eco, sia nazionale che internazionale, e mobilitarono in nostro favore istituzioni e associazioni”.