Terremoto Irpinia: sono trascorsi 35 anni. Cos’è cambiato?

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Terremoto Irpinia, sono trascorsi 35 anni e oggi rimane solo un ricordo di quel grandissimo evento che sconvolse l’Italia

23 novembre 1980. Questa è una data, che difficilmente dimenticheremo. Proprio quel giorno, alle 19:34 una scossa di terremoto fece tremare la terra in Campania e Basilicata. Il terremoto durò “solo” 90 secondi ed ebbe come epicentro Irpinia. 90 secondi. In quei maledettissimi 90 secondi, morirono 3000 persone, vi furono 9000 feriti, 300 mila persone senza casa e 150 mila abitazioni distrutte. Diversi paesi rimasero isolati per giorni. Rimane ancora vivo il ricordo di quel giorno infernale, nonostante siano passati 35 anni. Difficilmente si potrà dimenticare le modalità, con cui fu affrontata la tragedia. Lo Stato, infatti, non riuscì a coordinare efficientemente i soccorsi, che furono perlopiù insufficienti e tardivi. Su 119 comuni irpini, furono 99 quelli che riportarono danni alle strutture. La scossa fu così violenta, che fu avvertita anche a Napoli spingendo la gente a rimanere tutta la notte in strada. Per i comuni della Campania, Basilicata e Puglia furono stanziati quasi 30 miliardi di euro. Nonostante le polemiche, ancora rimane il ricordo dell’impegno e della dedizione dei sindaci e dei volontari di occuparsi della ricostruzione delle zone colpite. Ad oggi, l’Irpinia non conserva più nessuna traccia del disastro. Infatti, il territorio lucano è stato ricostruito del 90%, con un finanziamento di circa 4.840 miliardi di lire. Lo Stato, nonostante gli sprechi e le accuse riuscì a mettere insieme un piano per la realizzazione di nuove infrastrutture e aree industriali, grazie ad uno stanziamento di 13 miliardi di lire. In queste aree si stabilirono centinaia di imprese, molte delle quali furono costrette a chiudere senza percorrere quel sentiero di sviluppo, che lo Stato aveva immaginato. E’ anche vero, però, che alcune delle grandi aziende sono tuttora attive e altre, come la Fiat a Melfi, sono riuscite a realizzare i progetti di quello Stato, che si dimostrò incapace a gestire uno degli episodi più tristi della storia italiana.