Un maestoso “ciclone-uragano” nasce nel mare di Bering, causerà tempeste di neve tra Siberia e Alaska

Una spettacolare depressione extratropicale si sta sviluppando sul mare di Bering, causerà tempeste di neve e venti con forza di uragano

Il ricompattamento del vortice polare troposferico sopra il mar Glaciale Artico nel corso dei prossimi giorni favorirà una notevole intensificazione dell’attività ciclonica lungo le alte latitudini, agevolando lo sviluppo di profondi cicloni extratropicali, interamente colmi di aria molto fredda di origine artica, fra il nord Pacifico e l’Atlantico settentrionale. Proprio nel corso delle prossime 24-36 ore sul mar di Bering, nel tratto di mare antistante le coste siberiane del Golfo dell’Anadyr, si assisterà alla nascita di un profondissimo ciclone extratropicale, con un minimo barico che scenderà fin sui 948 hpa. Un valore veramente da capogiro anche per lo stesso Pacifico settentrionale, che determinerà un impressionante quando profondissimo “gradiente barico orizzontale” lungo il bordo più meridionale del ciclone extratropicale.

Credit NOAA
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Solitamente valori barici cosi profondi si possono trovare all’interno dei grandi cicloni tropicali che completano lo stadio di maturità, raggiungendo la 2^ o 3^ categoria della Saffir-Simpson. L’incipiente processo ciclogenetico verrà innescato dal passaggio in quota di un “Jet Streak”, massimo di velocità del “getto polare”, in uscita dall’est della Siberia verso il mare di Bering. Sulla parte settentrionale del Pacifico troviamo in azione un promontorio anticiclonico, sul cui bordo settentrionale scorre un ramo molto intenso del “getto polare”. Quest’ultima è una sorta di lungo fiume d’aria che spinge aria artica verso il Pacifico nord-occidentale. Al suo interno vi è il “Jet Streak”, collegato al fronte polare (la zona di confine fra l’aria polare e quella temperata delle medie latitudini). Proprio i “Jet Streaks”, come capita in Atlantico, sono i veri motori del tempo atmosferico e innescano lo sviluppo dei grandi cicloni extratropicali.

Il "Jet Streak" responsabile dell'approfondimento del ciclone extratropicale sul mare di Bering. Credit NOAA
Il “Jet Streak” responsabile dell’approfondimento del ciclone extratropicale che sta per svilupparsi sul mare di Bering. Credit NOAA

In questo caso il passaggio di un intenso “Jet Streak”, sopra il mar di Bering, favorirà la formazione di una importante anomalia della tropopausa, agevolando l’intrusione di aria dalla stratosfera, molto secca e stabile, la quale scorrendo al di sopra dell’aria molto più temperata e umida, in scorrimento nei medi e bassi strati, contribuirà ad instabilizzare l’intera colonna d’aria, accelerando il processo ciclogenetico. In questo caso la circolazione depressionaria si troverà nell’uscita sinistra del “getto polare”, trovandosi nella traiettoria della “dry intrusion” stratosferica che darà ulteriore enfasi all’approfondimento del ciclone extratropicale. Nei bassi strati invece, lungo la linea di demarcazione tra l’aria molto fredda di origine artica continentale che scivolando sul Pacifico nord-orientale tende ad interagire con le masse d’aria più temperate e umide di tipo temperate marittime, si genererà una intensificazione della circolazione depressionaria. Questa interagendo in quota con l’anomalia positiva di vorticità potenziale, indotta dal “Jet Streak” raggiungerà la circolazione “baroclina” nei bassi strati, forzandola per una seconda volta.

Credit NOAA
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L’effetto sinergico della circolazione a due livelli causerà una mutua amplificazione che si estenderà a tutta la colonna d’aria, evolvendosi in una ciclogenesi strutturata nei medi e bassi strati. La profonda depressione così formata nel corso della giornata di martedì si sposterà verso lo Stretto di Bering, avvicinandosi alle coste occidentali dell’Alaska, presentando un minimo barico molto profondo, attorno i 950 hpa, portando con se forti tempeste di vento, prevalentemente da NO e N-NO, più da Ovest e O-NO nel settore più meridionale del mare di Bering, che spazzeranno soprattutto la penisola dei Cukci, lo Stretto di Bering e buona parte del mar di Bering, con fortissime raffiche che potranno lambire la soglia dei 130-140 km/h, ma con picchi localmente superiori proprio all’interno dello Stretto di Bering.

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Da domani, con il lento spostamento del profondo ciclone tropicale verso lo Stretto di Bering, venti tempestosi, generalmente da NO, spazzeranno l’isola di San Lorenzo, dove si potranno toccare picchi di oltre 140 km/h. Questa ondata di maltempo verrà resa ancora più cruda dallo scivolamento, sul margine occidentale del profondo ciclone extratropicale, di un blocco di aria molto fredda, per non dire gelida in quota, che dal mare dei Cukci scivolerà verso l’estremo settore nord-orientale della Siberia, con l’arrivo di isoterme inferiori ai -15°C alla quota di 850 hpa, determinando un brusco calo termico oltre a nevicate a carattere sparso, accompagnate da forti raffiche di vento. Lo scivolamento di questa forte ondata di gelo fino al mar di Bering verrà favorito dalla comparsa dell’anticiclone termico siberiano, che posizionerà il proprio baricentro, con massimi al suolo sopra i 1039 hpa (“freddo pellicolare”), nel cuore della Repubblica di Jacuzia, con il proprio bordo orientale disteso verso le coste dell’estremo est della Russia, affacciate al mar di Ohotsk e la penisola di Kamcatka.

plot004_f12Con questo posizionamento le masse d’aria gelide, che stazionano sopra l’immenso altopiano (ora ghiacciato) della Siberia orientale, dalla Repubblica di Jacuzia (il polo del gelo siberiano per eccellenza) tendono a muoversi verso sud-est, scorrendo lungo il bordo orientale del poderoso anticiclone termico. L’aria molto gelida cosi si mette in marcia verso la Manciuria (estremo nord della Cina) e le coste dell’estremo oriente russo, sotto forma di intensi e turbolenti venti da O-NO e NO che scavalcano molto rapidamente i rilievi dell’estremo Oriente russo per gettarsi sopra le più miti acque del mar di Ohotsk, alimentando le profonde ciclogenesi e gli annessi sistemi frontali che si formano in loco, a seguito dei forti contrasti termici che si realizzano con l’aria molto più mite e umida che sale dalle latitudini sub-tropicali del Pacifico occidentale. Il sensibile approfondimento della circolazione depressionaria determinerà un significativo inasprimento del “gradiente barico orizzontale”, con un formidabile infittimento di isobare proprio fra il Golfo dell’Anadyr e lo Stretto di Bering.

Una nave affronta le acque in tempesta del mare di Bering
Una nave affronta le acque in tempesta del mare di Bering

I massimi del “gradiente barico” si posizioneranno in corrispondenza dello Stretto di Bering, lungo il bordo occidentale della profonda depressione. Difatti, il profondo ciclone extratropicale, con un minimo pronto a scendere fin sui 948 hpa posizionandosi poco a sud dello Stretto di Bering, si contrapporrà più ad ovest al robusto anticiclone freddo, di origini termiche, posizionato con massimi di oltre 1039 hpa sulla Repubblica di Jacuzia. Le strette isobare cicloniche della profonda depressione interagiranno con le isobare ellittiche collegate all’anticiclone termico, attivo nei bassi strati, sulla Jacuzia. Vista la vicina contrapposizione fra le opposte figure bariche si verrà a realizzare una situazione sinottica adatta per la formazione di un profondissimo “gradiente barico orizzontale”, tra il Golfo dell’Anadyr e lo Stretto di Bering, che produrrà una notevole accelerazione dei già intensi e gelidi venti da NO, N-NO e Nord, che spazzeranno la penisola dei Cukci, lo Stretto di Bering e il mar di Bering.