Del grande e veneratissimo Martire Santo Stefano si ignora la provenienza, pur supponendo che fosse greco. Egli apparteneva alla prima comunità cristiana, sorta dopo la morte di Gesù, che applicava integralmente la “carità fraterna” . Il giovane Protomartire crollò insanguinato durante il linciaggio incontrollato. Gli Atti degli Apostoli dicono che egli, ormai cadavere, venne sepolto da persone pie che non lo lasciarono in preda alla bestie selvagge, com’era consuetudine a quei tempi
Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano, il Santo Stefano, Primo Martire della Cristianità (Protomartire). Nei giorni successivi al Natale, infatti, vennero posti i “comites Christi”, ossia i più vicini al suo percorso terreno e i primi a renderne testimonianza con il martirio. Il 27 dicembre si celebra, poi, Giovanni Evangelista; mentre il 28 e i SS. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme.
Per la verità, Santo Stefano si celebrava il 3 agosto, ovvero il giorno del rinvenimento della tomba, nell’anno 415 tanto che il 3 agosto continua ad essere il giorno di Santo Stefano per la chiesa ortodossa e anche in casi particolari, come nella diocesi di Concordia Sagittaria, che ha nel Protomartire il proprio protettore. Il caso di questa tranquilla e sonnacchiosa cittadina in provincia di Venezia dimostra come centri di primaria grandezza in epoca romana, tanto importanti da diventare sede di una cattedra vescovile, possano, nel corso di secoli, decadere al rango di “natìo borgo selvaggio”. Del grande e veneratissimo Martire Santo Stefano, si ignora la provenienza. Si suppone che fosse greco (in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse) ed il suo nome, “Stefano”, in greco, significa “coronato”. Egli apparteneva alla prima comunità cristiana, sorta dopo la morte di Gesù, che applicava integralmente la “carità fraterna” tanto che i suoi membri mettevano i loro beni in comune con gli altri e ad ognuno veniva distribuito equamente quanto bastava per il loro sostentamento. Con l’accrescimento della comunità, gli Apostoli nominarono “sette ministri della carità”, chiamati Diaconi, ai quali affidarono i servizi di assistenza giornaliera e Santo Stefano fu uno dei 7 Diaconi scelti dagli Apostoli perché li aiutassero nel ministero sacerdotale.
Vennero eletti Stefan, o uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia. Stefano, pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo. Era estremamente attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto Nel 33 o 34 circa, gli ebrei ellenistici, vedendo il gran numero di convertiti, accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. Il futuro Santo venne , quindi, catturato dagli anziani e dagli scribi e trascinato davanti al Sinedrio; accusato da falsi testimoni di aver proferito parole contro quel luogo sacro e contro la legge. I testimoni sostenevano di averlo ascoltato dichiarare che Gesù il Nazareno avrebbe distrutto quel luogo e cambiato le usanze che Mosè aveva loro tramandato. Quando il Sommo Sacerdote chiese se le cose stessero proprio così, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.
Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”. Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”. Fu allora che presenti si scagliarono su di lui, trascinandolo, a strattoni, fuori dalle mura della città e incominciandolo a colpire con pietre, deponendo i loro mantelli ai piedi di un giovane di nome Saulo che assisteva all’esecuzione; il futuro San Paolo, Apostolo delle Genti. Durante il linciaggio incontrollato, il giovane Protomartire crollò insanguinato. Gli Atti degli Apostoli dicono che egli, ormai cadavere, venne sepolto da persone pie che non lo lasciarono in preda alla bestie selvagge, com’era consuetudine a quei tempi. Dopo la morte di Stefano, il 3 dicembre 415, un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba sognò l’apparizione di un venerabile vecchio, in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro con la quale lo toccò, chiamandolo tre volte per nome, svelandogli che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore.
Si trattava del dotto Gamaliele ed i suoi compagni erano il Protomartire Santo Stefano che lui aveva seppellito nel suo giardino; San Nicodemo, suo discepolo, seppellito accanto a Stefano e San Abiba, suo figlio, seppellito vicino Nicodemo. Infine, indicò il luogo della sepoltura collettiva, sino allo scavo e al ritrovamento delle reliquie che vennero diffuse per il mondo conosciuto di allora, mentre una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici. Il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion, a Gerusalemme. In onore di Santo Stefano sono state costruite numerose chiese, basiliche e cappelle. A Roma, celebra la cappella di Santo Stefano Rotondo al Celio, voluta da papa Simplicio nel V secolo. La chiesa più famosa che porta il suo nome è la Cattedrale di Vienna Stephansdom, detta Steffl. Secondo la leggenda, tra i vari pastori accorsi ad adorare Gesù Bambino, c’erano anche delle donne che avevano portato i propri bambini affinché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse stato un bambino appena nato. Vedendo Gesù così bello e sorridente, si commosse e scoppi in un pianto a dirotto intanto che si trovava in ginocchio, davanti alla capanna.
Quando si alzò per ritornare a casa, Maria, che aveva letto nel suo cuore comprendendo il suo innocente inganno le domandò:”Tecla, che cosa porti in braccio?” Sentendosi scoperta, la donna rispose: “Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: “Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino.” La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei: tra le braccia aveva il suo primo figlio. “Ricordati però”, le disse ancora Maria, “che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio. Il giorno di Santo Stefano è una festa nazionale in Austria, Germania, Irlanda, Italia, Danimarca, Croazia, Serbia, Montenegro e Romania. L’Italia lo rese festivo nel 1947 mentre precedentemente era un normale giorno lavorativo; la Chiesa cattolica lo celebra altresì come festa religiosa, ancorché non di precetto, come invece è in Germania e altri Paesi germanofoni. Nel Regno Unito e in vari Paesi del Commonwealth si celebra altresì il Boxing Day, che corrisponde sempre alla festa di Santo Stefano a meno che non cada di domenica, nel qual caso si celebra il 27 dicembre. In Irlanda questo giorno è chiamato Lá Fhéile Stiofán o Lá an Dreoilín, mentre in Catalogna è chiamata Sant Esteve ed è un giorno di festa.


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