L’esploratore perse la vita, con altri 18 membri del suo equipaggio, proprio in quelle terre che successivamente presero il nome da lui
Lo Stretto di Bering è stato storicamente fondamentale per i passaggi tra l’Asia e l’America, soprattutto in tempi lontanissimi da noi e dalla nostra epoca storica. Il primo esploratore a scoprire il tratto di mare che separa i due continenti fu il danese Vitus Johansen Bering che arrivò fino alle coste americane, all’arcipelago delle Aleutinee all’isola che da lui prende il nome e dove morì il 19 dicembre 1741, insieme a 18 membri del suo equipaggio.
Bering era nato nello Jutland, divenuto ufficiale di marina, venne poi incaricato da Pietro il Grande di scoprire se l’America e l’Asia fossero in qualche modo collegate e nel 1728 scoprì lo stretto che ne porta il nome e che divide la Siberia dall’Alaska. Bering scoprì poi anche le Isole Aleutine. In quelle terre che lo resero celebre, dunque, perse la vita con il suo equipaggio forse a causa dello scorbuto. Il medico e naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller, uno dei pochi sopravvissuti della spedizione, aveva tenuto un diario.
Solo nel 1946, poi, dei cacciatori di pellicce trovarono i resti dell’accampamento, in una baia dell’isola di Avatca, rinominata poi isola di Bering. E si dovette aspettare il 1991 perché una spedizione russo-danese trovasse i resti proprio di Bering, trasportati poi in Russia, dove vennero esaminati. Dagli esami sulla dentatura non risultarono però segni di scorbuto. A quanto pare il decorso della malattia era stato stranamente rapido, ed era iniziata poco giorni dopo la partenza dalla Alaska, quando in realtà Bering e i suoi compagni avevano ancora a disposizione cibo fresco. Il mistero, dunque, intorno alle cause della sua malattia restano ancora sconosciute.


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