Aglio, olio e peperoncino “tarocchi”: come riconoscere il falso Made in Italy

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Spaghetti aglio, olio e peperoncino: un piatto semplice ma che nasconde insidie dal punto di vista delle contraffazioni

Un piatto semplice e genuino che oggi, nell’era dei mercati globalizzati e della moda imperante degli ipermercati, rischia di essere italiano solo nei colori che lo caratterizzano: il verde dell’olio, il bianco dell’aglio ed il rosso del peperoncino“: Elvira Tarsitano, biologa all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e componente della Commissione permanente di Studio dell’Onb (Ordine nazionale dei biologi) ‘Igiene, Sicurezza e Qualità’ spiega che “l’epoca in cui viviamo, più di qualsiasi altra, è caratterizzata da importazioni illegali, contraffazioni, truffe milionarie a danno non solo dell’economia nazionale e dell’intero sistema di produzione agroalimentare italiano, ma anche della salute dei consumatori e della tutela dell’ambiente. Come dimenticare le sofisticazioni dell’olio di oliva italiano? Olio greco, spagnolo, tunisino e marocchino, meno pregiato di quello italiano, viene smerciato per prodotto nazionale. Qualche perplessità emerge in merito anche ai rischi igienico-sanitari, considerato che in molti Paesi extracomunitari come la Tunisia ed il Marocco le leggi sono meno rigide sull’impiego di pesticidi in agricoltura. Molti prodotti italiani rischiano di essere soppiantati e di sparire dalle nostre tavole a vantaggio di quelli d’importazione“.

AGLIO COPE’ sempre più diffusa la presenza di aglio proveniente dalla Spagna, dal Messico e soprattutto dalla Cina. Quest’ultimo nella maggior parte dei casi arriva illegalmente nel nostro paese. Il contrabbando di aglio cinese negli ultimi anni ha causato non solo danni alla biodiversità dei prodotti locali, ma anche economici stimati nell’ordine di circa 60 milioni di euro, come denunciato dall’ufficio anti-frodi dell’Unione europea (Olaf), che ha lanciato l’allarme dell’esportazione illegale di aglio cinese in Italia dal 2006. L’aglio cinese è entrato in Italia attraverso operazioni fraudolente simulando una falsa origine del prodotto da paesi come Giordania, Serbia, Turchia ed Egitto, con ripercussioni anche sulla sicurezza alimentare, oltre che sulla tutela della produzione gastronomica tipicamente italiana“.

peperoncino3L’organizzazione dei giovani agricoltori della Confagricoltura “ha invitato i consumatori a fare una prova di confronto tra l’aglio cinese e quello italiano, tenendoli entrambi al buio e ricordando che l’aglio tenuto lontano dalla luce germoglia. Il risultato di questa operazione è che l’aglio nostrano germoglia, quello cinese no, e questo significa che è un vegetale non vivo, probabilmente trattato con prodotti chimici e forse anche tossico“. Per quel che riguarda il peperoncino, è presente sulle tavole “da tempi antichissimi. Il suo ingresso in Europa è avvenuto grazie a Cristoforo Colombo nel 1493. Il peperoncino da allora in poi ebbe nel vecchio continente una diffusione capillare anche per la sua capacità di acclimatarsi e per la facilità di coltivazione. Nella cucina italiana ancora oggi è molto usato. In particolare, in alcune regioni come la Calabria è diventato l’ingrediente base dei piatti tipici regionali, basti ricordare la famosa ‘nduja, a base di carne di maiale ed il ‘caviale dei poveri’, conserva a base di pesce novellame. In altre, come la Basilicata, il peperone di Senise ha ottenuto il marchio Igp dall’Unione Europea. Ebbene, anche il peperoncino, assieme alle sue proprietà benefiche per il nostro organismo è stato al centro di alterazioni illegali con sostanze dannose per la salute“.

etichette- limentariBisogna informarsi, leggere sempre l’etichetta e gli ingredienti riportati sulle confezioni degli alimenti che si acquistano. La normativa in materia prevede una serie di indicazioni da riportare sull’etichetta (denominazione esatta degli ingredienti, additivi e coloranti presenti nel prodotto, la quantità, il peso sgocciolato per i liquidi, le modalità di conservazione, di consumo e la data di scadenza, il nome del produttore o del distributore, il codice che consente di identificare il lotto di appartenenza del prodotto)“. “E’ bene rivolgersi alle associazioni dei consumatori e alle aziende sanitarie locali per eventuale assistenza in materia di sicurezza alimentare. Nel caso di prodotti difettosi o sospetti è possibile risalire al produttore o distributore e rintracciare i vari lotti di fabbricazione, mediante codici impressi sulle confezioni si può risalire al giorno e al lotto di produzione, provvedere alle analisi necessarie ed eventualmente se necessario far ritirare tempestivamente questi prodotti dalla vendita“.