Conferenza sul clima di Parigi, ecco cosa è successo oggi: lavori troppo lenti, accordo lontanissimo

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Conferenza sul clima di Parigi, continua il lavoro di revisione della bozza dell’accordo, ma troppo lentamente

La giornata di oggi a Le Bourget si è aperta con la presentazione di una nuova bozza di accordo “ridotta” da 54 a 50 pagine, un passo in avanti davvero minimo, che certamente non raccoglie l’esortazione ad “accelerare”, rivolta il giorno precedente ai delegati dal presidente della COP21 Laurent Fabius. Restano aperte ancora ben 250 opzioni che si spera siano drasticamente tagliate dal nuovo testo, tra stasera e domani mattina.

PAESI EMERGENTI ALZANO I TONI A COP21 E CHIEDONO PIÙ SOLDI – I Paesi emergenti e in via di sviluppo hanno alzato i toni sulla questione chiave dei finanziamenti, reclamando degli impegni chiari da parte dei paesi “del Nord del mondo”. “Il livello dei sostegni finanziari che sarannno forniti dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo dopo il 2020”, data di entrata in vigore del futuro accordo, deve essere “chiarito”, ha avvertito il “Gruppo G77 + la Cina”, che riunisce 134 Paesi. Il “Gruppo G77 + la Cina” reclama anche a partire dal 2020 “un aumento sostanziale” della busta da 100 miliardi di dollari annui promessi dai Paesi ricchi. Terza richiesta: i paesi sviluppati auspicano che i più ricchi fra quelli emergenti contribuiscano all’aiuto finanziario sul clima per i paesi del Sud.

FRANCE-CLIMATE-WARMING-COP21-US-SPEECHIL GIORNO DI AL GORE – Molto atteso questo pomeriggio l’intervento di Al Gore, premio Nobel per la pace 2007, fra i paladini di più lunga data della causa ambientalista. Gore ha elencato una lunga serie di disastri ambientali, siccità, alluvioni, scioglimento dei ghiacci, per ricordare come l’umanità sia ormai di fronte a un bivio decisivo.
“Dobbiamo davvero cambiare le fonti energetiche, i sistema dei trasporti, la cultura agricola e forestale e dirottarci verso percorsi a basse emissioni di anidride carbonica”, ha esortato l’ex vicepresidente americano. “La risposta è sì… Perché adesso è la stessa natura a darci la risposta.

PRESENTATO IL GERMAN WATCH – Il report GermanWatch ha fornito un quadro globale dei danni creati da eventi climatici estremi: in totale 525.000 persone sono morte in seguito a 15.000 eventi estremi, in particolar uragani. I danni si contano nell’ordine delle migliaia di miliardi, 2,97 trilioni di dollari, tra il 1995 e il 2014. Su 10 Paesi più colpiti, nove sono in via di sviluppo, precisa il report di German Watch. Honduras, Birmania e Haiti sono i tre Paesi più colpiti da eventi meteorologici estremi negli ultimi 20 anni (come l’uragano Sandy), eventi che si moltiplicheranno drammaticamente con l’aumento della temperatura del Pianeta, secondo questo rapporto che non si basa sull'”indice di rischio climatico” ma “sul livello di esposizione e vulnerabilità agli eventi estremi” che tiene conto del numero delle vittime in proporzione alla popolazione, ai danni rispetto al Pil e al numero di eventi meteorologici.