Cop21: domani i negoziati cederanno il passo alle scelte

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“L’accordo che vogliamo deve anche essere solidale. Non può quindi non raccogliere la richiesta che viene dai paesi più vulnerabili”

E’ in dirittura d’arrivo la COP21, la Conferenza sul Clima in corso a Parigi. Domani i negoziati politici lasceranno spazio alle scelte. Arriva dunque il momento delle scelte, perché se l’obiettivo resta quello di fermare in tempi brevi la temperatura del Pianeta, non facendola alzare più di 2°C, è sicuramente più difficile capire come poter raggiungere questo ambizioso obbiettivo accontentando tutti i Paesi. Al via, dunque, la sessione plenaria della COP21, durante la quale ogni ministro dell’ambiente dei paesi che hanno sottoscritto la convenzione sul clima dell’Onu, ha tre minuti a disposizione. Sono più di 190 e si alternano momenti di forte attenzione al messaggio politico ed altri di grande emozione, per la richiesta di paesi talmente poveri, che come obbiettivo primario hanno la sola sopravvivenza.

Come ha ricordato oggi il ministro dell’ambiente italiano, Gian Luca Galletti, in un intervento alto per obiettivi (puntare non ai 2 gradi ma al grado e mezzo) e per identificazione dei percorsi da avviare. “L’accordo che vogliamo deve anche essere solidale. Non può quindi non raccogliere la richiesta che viene dai paesi più vulnerabili di considerare lo scenario di limitare la crescita della temperatura di 1,5 gradi”. Per Galletti, l’accordo tra le parti “deve essere efficace ossia deve prevedere meccanismi di revisione periodica dei target che tengano conto del mutare delle condizioni dei vari paesi e delle loro capacità, della loro crescita economica e degli shock interni ed esterni che li colpiscono”. Per centrare questo obiettivo sará cruciale il ruolo della comunità internazionale “per aiutare i paesi meno ricchi e in particolare i territori più fragili: isole, deserti e montagne”.

L’impegno dell’Italia prevede un contributo per aiutare i paesi poveri “fino a 4 milardi di dollari negli anni tra il 2015 e il 2020 e si impegnerà per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Africa”. Ricordando “il contributo morale altissimo” sui temi ambientali arrivato da Papa Francesco, che con l’enciclica “Laudato Sì” indica una sfida “economica sociale e ambientale” per “ridefinire il progresso”. Per Galletti “dobbiamo lasciare Parigi con una intesa storica di responsabilità nei confronti delle future generazioni, Un’intesa di civiltà che ha tanto più valore in questi tempi ed in questa città, segnata quest’anno dall’odio cieco e dalla barbarie terroristica”.

Un’obbiettivo importante che per l’Italia, tra i sottoscrittori del Protocollo di Kyoto di cui “ha centrato gli obiettivi riducendo le emissioni del 20 per cento e cumulando nello stesso periodo una crescita economica del 43 per cento” e l’Europa “non è una opzione è una necessità perché non abbiamo più tempo per intese deboli, la Terra non ci da altro tempo, gli eventi estremi innescati dal surriscaldamento globale stanno causando con una crescita esponenziale di frequenza e intensità, vittime e danni crescenti in tutto il mondo”.

Presenti alla Cop21, per l’Italia l’Eni e il suo amministratore delegato Claudio Descalzi, intervenuto ad una colazione high level alla COP con il segretario generale Onu Ban ki-moon e lo stesso Kerry, oltre a Fabius. Con una raccomandazione sull’ordine dei lavori: meno target e più policy vere in campo energetico soprattutto in Europa. Senza definire “delle policy e degli accordi banding tra i paesi difficilmente si arriva, non a caso siamo arrivati alla COP21 ma se fossimo stati piú bravi ci saremmo fermati alla COP10”, dice Descalzi dalla COP. Secondo Descalzi “in Europa c’é stata una policy di sussidi alle rinnovabili, cosa che va benissimo, ma se non ci sono anche policy che impediscono la crescita di un carburante fortemente inquinante come il carbone alla fine si elide o si annulla il beneficio delle rinnovabili, e si crea un mix energetico paradossale e incomprensibile. Le policy invece sono necessarie per non andare verso i paradossi”. In merito alla tematica dei contenuti dell’accordo sul clima in discussione a Parigi, Descalzi ha ricordato come l’Eni “creda nella necessità di un impegno forte per la riduzione o comunque il mantenimento di un aumento di temperatura non superiore ai 2 gradi e che le emissioni vadano ridotte. Abbiamo fatto moltissimo in questo senso riducendo di circa il 27 per cento in 5 anni le nostre emissioni, riducendo il gas che si brucia in torcia, con l’efficienza energetica ed anche con l’accesso all’energia, soprattutto in Africa dove lavoriamo, dove trasformiamo il gas che si brucia in torcia in energia elettrica. Abbiamo investito piú di 2 miliardi, non sono parole ma fatti. Crediamo poi che il futuro sará fatto da rinnovabili e da gas. E’ un processo abbastanza lungo, si pensa che al 2050, anzi lo dicono le statistiche dell’International energy agency che il 74-76 per cento sará ancora fossil fuel, quindi carbone, oil e gas. Dobbiamo riuscire a convivere con questo ed é chiaro che dobbiamo ridurre il contributo dei fuel piú inquinanti, nel settore elettrico come hanno fatto in Gran Bretagna di fatto annullare il contributo del carbone e questo basterebbe da solo a farci rispettare i 2 gradi. Bisogna anche lavorare per recuperare il contributo del gas, in Europa negli ultimi 6 o 7 anni si é aumentato il carbone ma si é aumentato di circa 100 miliardi di metri cubi all’anno in utilizzo del gas. Le infrastrutture ci sono ma ne usiamo solo un terzo, dobbiamo su questo dare le giuste policy”.