Dipendenza da cocaina: è possibile “cancellarla” tramite impulsi magnetici al cervello

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”Abbiamo continuato a seguire i pazienti dello studio, fino ad oltre un anno e i miglioramenti sembrano mantenersi nel tempo, sebbene al momento non abbiamo dati certi su questo aspetto”

Degli impulsi magnetici rivolti al cervello dall’esterno, in modo non invasivo e indolore attraverso la stimolazione magnetica transcranica, possono cancellare la dipendenza da cocaina. Lo rivela uno studio condotto su 32 pazienti e recentemente pubblicato nella rivista European Neuropsychopharmacology, svolto in collaborazione con il team diretto da Antonello Bonci, direttore scientifico del National Institute on Drug Abuse (Nida) a Rockville, e realizzato presso l’Università di Padova, insieme all’IRCCS San Camillo di Venezia. L’uso di cocaina è sempre più diffuso: nel corso del 2014, 2,3 milioni di europei tra 15 e 34 anni hanno utilizzato la sostanza stupefacente, e secondo stime del Nida circa 1,4 milioni di americani sono dipendenti da cocaina. Non esistono farmaci efficaci per liberarsi da questa dipendenza. La ricerca in questione ha coinvolti 32 cocainomani, metà dei quali trattati con stimolazione magnetica transcranica, gli altri con farmaci che alleviano la sindrome d’astinenza. Metodica, quest’ultima, utilizzata in psichiatria e utile nel trattamento di condizioni come la depressione e che consiste nell’applicare dall’esterno (poggiando una sonda sulla testa) impulsi magnetici a un’area del cervello ben localizzata.

Nel caso dei cocainomani la stimolazione viene applicata alla ‘corteccia dorsolaterale prefrontale‘, un’area coinvolta nei processi decisionali, spiega Bonci. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad alcuni monitoraggi delle urine per verificarne il reale consumo di cocaina. Il 69% (11 pazienti) del gruppo trattato con TMS non ha avuto ricadute nell’uso di cocaina, contro appena il 19% (3 pazienti) dei soggetti trattati con farmaci. ”Abbiamo continuato a seguire i pazienti dello studio, fino ad oltre un anno – rileva Bonci – e i miglioramenti sembrano mantenersi nel tempo, sebbene al momento non abbiamo dati certi su questo aspetto. E’ importante – conclude – che questo studio prosegua con studi clinici più ampi”.