In pochi conoscono questa particolare tipologia di guerra, che spesso sfocia nel terrorismo costituendo una minaccia per la sicurezza mondiale
Da sempre i cambiamenti climatici sono considerati i principali motivi di conflitti nel mondo. Ad oggi, questa tesi continua a rafforzarsi e ad essere considerata anche dai partecipanti del convegno di Roma, organizzato dal gruppo interparlamentare per il clima Globe Italia, “moltiplicatrice di minaccia” per la sicurezza globale. I cambiamenti climatici, infatti, danno vita alle cosiddette eco-guerre. Il nome sembra non dire nulla, ma in realtà queste sono causa dei frequenti atti terroristici. Attualmente sono in corso 79 eco-guerre, proprio perché i rapporti internazionali si basano sul binomio clima-conflitti. Iniziando dalla Siria e dall’Iraq, dove il principale motivo di tensione è il controllo delle risorse idriche. La Siria si trova a dover dipendere dai fiumi provenienti dalle montagne della Turchia, che a sua volta controlla il corso del Tigri e dell’Eufrate. Solo sul fiume Eufrate sono posizionate 14 dighe, mentre sul Tigri se ne contano 8. Le centrali idroelettriche, qui posizionate, hanno portato ad una riduzione del 40% della portata dell’Eufrate in Siria e del 90% dell’Eufrate, in Iraq. Il World Watch Institute dichiara che “l`alterazione delle precipitazioni potrebbe accrescere le tensioni rispetto all’uso dei corpi idrici condivisi e aumentare la probabilità di conflitti violenti sulle risorse idriche”.
Attualmente 1,4 miliardi di persone vivono in luoghi sottoposti a importanti riduzioni idriche. Si stima che nel 2025 questo numero possa aumentare e aggirarsi intorno ai 5 miliardi. Infatti, l’istituto di ricerca spiega che “gli impatti diffusi dei cambiamenti climatici potrebbero portare a ondate migratorie, minacciando la stabilità internazionale. Si stima che entro il 2050, ben 250 milioni di persone potrebbero essere fuggite da aree vulnerabili per l`innalzamento del mare livelli, tempeste o inondazioni, o terreni agricoli troppo aridi per coltivare. Storicamente, la migrazione verso le aree urbane ha messo sotto pressione i servizi e le infrastrutture, alimentando la criminalità o le insurrezioni, mentre la migrazione attraverso i confini ha spesso portato a violenti scontri per la terra e le risorse”. Non solo Iraq e Siria condividono forti tensioni, ma altri paesi sono fautori o scenari di eco-guerre tra questi: Cina, Nepal, India e Bangladesh che controllano i fiumi, che hanno origine dall’Himalaya. In Asia Centrale anche Tagikistan e Turkmenistan hanno costruito enormi dighe, che costituiscono un pericolo per Paesi come l’Uzbekistan. Tensioni anche sul Nilo, con paesi come l’Etiopia che progettano di edificare la Grande Diga della Rinascita, che potrebbe modificare la portata del fiume in Egitto. Attualmente, 261 bacini idrici internazionali sono divisi tra 145 nazioni, in cui risiede il 40% della popolazione mondiale. Alcuni di questi bacini come: Nilo, Tigri, Eufrate, Mekong, Giordania, Indo, Brahmaputra e Amu Darya sono sfruttati rigorosamente e sono tra le principali cause di conflitto tra i Paesi che si dividono il controllo. Il rapporto della Cia “Global Water Security” precisa che, la scarsità di acqua creerà danni alla produzione di cibo ed energia, costituendo pericoli per la sicurezza alimentare globale e la crescita economica, contribuendo ad alimentare i problemi che aree come quelle del Nord Africa, Medio Oriente e sud est asiatico devono giornalmente risolvere.


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