Giornata mondiale contro l’Aids: in Italia, ogni anno registrati 4.000 nuovi casi [FOTO]

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Oggi è la Giornata mondiale contro l’Aids e tanti italiani sottovalutano ancora il test dell’Hiv

Oggi è il 1° dicembre ed è la Giornata mondiale contro l’Aids, il cui obbiettivo è quello di promuovere la ricerca di nuove terapie e migliorare le tecniche di prevenzione. Dagli ultimi dati è emerso che, ogni anno si registrano 3.500-4.000 casi in più di Aids nel nostro Paese e ogni anno aumentano i sieropositivi con infezioni da sifilide. Gli esperti urlano con forza di non abbassare le difese e seguire le direttive date da istituzioni mediche internazionali come: l’Oms, il Centro Europeo di Controllo delle malattie e la Simit. Quest’ultima, in particolar modo, precisa che non vi è nessun rischio epidemia dovuto all’aumento delle migrazioni, come comunemente si è portati a credere. Anzi, l’istituzione spiega “che almeno il 20% della diffusione del virus dell’Hiv tra i migranti riguarda il contagio che avviene dopo l’arrivo in Italia: questo è il risultato di uno studio presentato pochi giorni fa a Barcellona al Congresso europeo sull’Aids”. Dagli ultimi dati raccolti dalla Lila, la Lega italiana per la lotta all’Aids, gli italiani sottovalutano il test dell’Hiv, infatti, il 20,62% delle 5.703 persone intervistate non si era mai sottoposto al test. Proprio per questo, il presidente della Lila Massimo Oldrini dichiara che “si tratta di un dato che va di pari passo con il fatto che in Italia oltre il 50% delle persone scopre di avere contratto l’Hiv in una fase molto avanzata dell’infezione”. Ovviamente i problemi non riguardano solo l’Italia. Il Centro Europeo di Controllo delle malattie ha precisato che, non ci sono state così tante infezioni come nel 2014. Anche in Africa c’è tanto lavoro da fare, infatti Stella Egidi, responsabile medico di Medici Senza Frontiere spiega che “secondo  il rapporto UNAIDS diffuso pochi giorni fa, il numero di persone in trattamento antiretrovirale è aumentato di 2,2 milioni rispetto all’anno precedente”  e quindi, “gli obiettivi ambiziosi fissati a livello globale – a partire dal garantire la fine dell’epidemia entro il 2030 – richiedono il superamento di diversi ostacoli che impediscono ancora a troppe persone di accedere alle cure o seguire il trattamento in maniera adeguata e continuativa”.