Astronomi provenienti da diversi Paesi del mondo hanno deciso di promuovere il cielo buio del nord del Cile come Patrimonio dell’Umanità, per proteggerlo dall’inquinamento luminoso provocato dall’industrializzazione e dallo sviluppo degli insediamenti umani, “per il bene della scienza”. A tale scopo, le varie organizzazioni presenti sul territorio hanno avanzato una richiesta all’Unesco che, dopotutto, non riconosce il “cielo” come un territorio fisico, che andrebbe quindi definito al suolo.
Lo scienziato Chris Smith dell’Associazione delle Università per la Ricerca in Astronomia (AURA) del Cile, ha spiegato che sarebbe un “riconoscimento universale” per l’osservatorio naturale probabilmente più importante del mondo, e che prima di tutto deve essere proclamato patrimonio nazionale da parte del governo cileno. Sono stati individuati numerosi siti che coprono una vasta area per “proteggere” i cieli dall’inquinamento luminoso, un provvedimento che secondo gli astronomi deve essere “molto rigoroso“.
Attualmente il Cile detiene il 50% dell’osservazione scientifica del mondo e si prevede che entro il 2020 raggiunga il 70% grazie alle strutture che sono in fase di costruzione. Il Cile ha catturato la maggior parte degli investimenti mondiali per lo sviluppo astronomico, viste le condizioni naturali ideali per l’osservazione del cielo. Nel nord del Paese, infatti, raramente ci sono nuvole, il clima è secco per il flusso dell’aria del deserto di Atacama verso la costa, così le condizioni atmosferiche sono ideali per osservare lo Spazio sia ad occhio nudo che con particolari strumenti evoluti. Ma l’inquinamento luminoso sempre più diffuso minaccia quest’oasi degli astronomi e degli studiosi, che hanno l’esigenza di tutelare un patrimonio naturale di straordinario valore, altrimenti diventerebbe sempre più difficile osservare gli oggetti spaziali.


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