Incredibile alle Hawaii: la Corte Suprema dell’arcipelago revoca il permesso per la costruzione del telescopio più grande del mondo. Il motivo? Rispettare quella che per i nativi del luogo è una “montagna sacra”
Stop improvviso alla costruzione del telescopio piu’ grande e potente del mondo nel paradiso naturale delle Hawaii, sulla vetta del monte Mauna Kea, sacro ai nativi: la Corte Suprema dell’isola ha revocato il permesso concesso nel 2013 da un comitato locale al consorzio internazionale che sta da anni tentando di erigere il telescopio Tmt (Thirty Meter Telescope), da 1.4 miliardi di dollari. Osteggiato dai discendenti degli indiani locali, convinti che Manua Kea sia luogo protetto e caro alle divinita’, oltre che sede di tombe antichissime. Coordinato dall’universita’ della California e dall’Istituto Californiano di tecnologia (Caltech), il progetto comprende centri di ricerca di Canada, Giappone, India e Cina.
Il Tmt avrà, o meglio – a questo punto – avrebbe dovuto avere un diametro di 30 metri e sarebbe stato alto come un palazzo di 18 piani. Secondo i ricercatori non solo la potenza e la localizzazione del telescopio, ma anche l’aria cristallina del Pacifico dovrebbero permettere osservazioni cosmiche senza precedenti. Ma per la Corte Suprema delle isole – che ha illustrato il suo verdetto in una sentenza di 58 pagine – “quando fu concessa l’autorizzazione, venne messo il carro davanti a buoi, in quanto non ci furono le richieste audizioni sulle contestazioni all’iniziativa. Il permesso dato e’ quindi non valido”. “Sono grato al Paradiso ed alla Corte per aver dato ragione alle richieste della gente, e’ una benedizione”, ha commentato uno dei nativi che aveva presentato il ricorso, Kealoha Pisciotta. Secondo i giudici, il comitato locale “Land and Natural Resources” dovra’ ora mettere in calendario le audizioni e ascoltare il caso presentato dai protestanti. “Ringraziamo la Corte per la decisione tempestiva e la rispettiamo”, ha detto noto il direttore del progetto Tmt, Henry Yang. “Seguiremo il procedimento deciso dallo Stato – ha aggiunto – e stiamo decidendo la nostra prossima mossa”.


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