Sembra una bufala ma purtroppo non lo è: le statistiche parlano chiaro. Un selfie uccide in media più di uno squalo. Nascono le “no-selfie zone” per evitare ulteriori incidenti
La notizia è reale, anche se sembra incredibile: quest’anno gli autoscatti, comunemente chiamati selfie in tutto il mondo, hanno ufficialmente ucciso più di uno dei massimi incubi della civiltà contemporanea: gli squali. Anche se le due tipologie di incidenti sono totalmente differenti, il rapporto tra morti causate dal predatore dei mari contro morti causate dalla foto del proprio smartphone è di 8 contro 12. Sembra assurdo!
Il problema è così grave che addirittura diversi governi hanno iniziato ad architettare dei provvedimenti di sicurezza per evitare questi avvenimenti. In alcune scuole si terranno delle lezioni per sensibilizzare i ragazzi. Cartelli e avvisi anche in California, dove nascono delle “no-selfie zone”.
L’ultimo poveretto, è stato un turista giapponese di 66 anni precipitato dalle scale tentando di fotografare lo spettacolare Taj Mahl in India mentre provava a scattarsi un selfie. Questi episodi sono delle prove tangibili del fatto che l’essere umano ha bisogno di tempo per abituarsi a nuovi “ecosistemi sociali” sempre più totalizzanti e invasivi.
La regola è quella del “safe selfie” cioè selfie sicuro: lo scorso settembre un uomo, padre di due bambini, si è ucciso tentando di scattare un selfie con un fucile carico, mentre, il mese scorso, uno spagnolo si è fatto incornare a morte da un toro mentre cercava di fotografarsi durante una corsa.
La sensibilizzazione è fondamentale, ci mancherebbe, ma il fatto che queste morti ci sembrino quasi una beffa vuol dire che stiamo sottovalutando il problema, al contrario dei sempreverdi squali che rimangono tra le nostre più terribili paure.


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