“Ascoltare l’Universo attraverso le onde gravitazionali promette una profonda rivoluzione in astrofisica, astronomia e cosmologia come quelle dovute all’invenzione del telescopio o dei radiotelescopi”
“Ascoltare l’Universo attraverso le onde gravitazionali promette una profonda rivoluzione in astrofisica, astronomia e cosmologia come quelle dovute all’invenzione del telescopio o dei radiotelescopi”. Ad sostenerlo è stato Stefano Vitale, principal investigator della missione Lisa Pathfinder mandata in orbita oggi con il lanciatore Vega. “Le onde gravitazionali sono il messaggero ideale per osservare l’Universo e attraversano indisturbate qualunque forma di materia o energia, sono emesse da tutti i corpi, visibili o oscuri, ne registrano il moto e portano l’informazione sino a noi dalle profondità più remote dell’Universo. Possiamo paragonarle al suono: arrivano da sorgenti nascoste dietro altri oggetti, come rumori di animali nascosti in una foresta, e ci permettono di individuarle, riconoscerle, valutarne la distanza e seguirne il movimento. Ci raggiungono da sorgenti che non emettono luce, come suoni di notte”. E parlando delle tecnologie applicate alla missione dell’Esa, Vitale ha evidenziato che “i sensori inerziali, gli strumenti di alta precisione che racchiudono le masse di prova, e che sono il cuore dell’Ltp, sono stati realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana con prime contractor industriale Cgs (Compagnia Generale per lo Spazio) su progetto scientifico dei ricercatori dell’Università di Trento e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare”. Soddisfazione per l’avvio della missione Lisa Pathfinder è stata espressa anche da Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento. “Trento – ha affermato Collini – è il luogo dove si è realizzata una combinazione felice di competenze e di visione, dove si è dimostrata la qualità della ricerca italiana e la sua capacità di dare un contributo decisivo anche a un progetto internazionale come Lisa Pathfinder. L’Università di Trento ha giocato un ruolo di primo piano con l’Asi nel preparare la missione e nel dotare il satellite di altissima tecnologia. Con questo modello una realtà piccola e periferica come la nostra ha potuto essere protagonista di un progetto di lungo periodo e di dimensione planetaria. Le cose grandi – ha concluso il Rettore – possono affondare le radici anche in piccole realtà”.


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