Medicina: l’epatite C è tra le malattie più diffuse al mondo

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Secondo recenti analisi, l’epatite C è tra le malattie più diffuse al mondo. Ad oggi sono 150 milioni le persone affette dalla patologia

Questa mattina si è svolto a Roma, il Corso di formazione profesionale “‘Il ruolo di informazione e comunicazione tra progressi della ricerca e vissuto dei pazienti“, promosso dal Master dell’Università Sapienza di Roma ” La scienza nella pratica giornalistica”, con la collaborazione di MSD Italia. “Con un numero stimato di 150 milioni di persone portatrici del virus HCV nel mondo, l’epatite C rientra sicuramente tra le grandi patologie a respiro globale. I grandi progressi della terapia anti-HCV, con lo sviluppo di regimi basati su combinazioni di farmaci ad azione diretta, somministrabili esclusivamente per via orale, pangenotipici, che non necessitano di interferone e ribavirina, sicuri e ben tollerati, efficaci anche nei pazienti ‘difficili’ con malattia avanzata, in grado di ‘eradicare’ il virus nel 90-100% dei casi in tempi brevissimi (8-12 settimane) non soltanto sono in grado di cambiare la storia naturale della malattia di tanti pazienti, ma, in prospettiva, potrebbero modificare l’epidemiologia globale di questa infezione“, ha dichiarato Walter Ricciardi, presidente dell’Iss (Istituto superiore di sanita’). “D’altra parte malgrado l’evidente costo-efficacia di queste terapie nei pazienti con epatopatia da HCV, i costi tuttora elevatissimi rappresentano una sfida alla sostenibilita’ dei sistemi sanitari anche di Paesi ad alto reddito. E potrebbero costituire, a livello mondiale, un ulteriore drammatico esempio di diseguaglianza nell’accesso alle cure e alla salute, soprattutto per i Paesi a medio e basso reddito. Mentre si attende un drastico ridimensionamento dei prezzi con il crescere dei volumi delle persone eligibili al trattamento, sia l’Organizzazione mondiale della sanita’ che diverse organizzazioni non governative impegnate nella lotta contro le epatiti virali stanno esplorando vie innovative per permettere l’accesso universale a queste cure, utilizzando come modello quanto che e’ stato gia’ realizzato per i farmaci antiretrovirali“, ha concluso.