Morte cardiaca improvvisa, l’esperto: “a rischio un ragazzo su 100”

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Morte cardiaca improvvisa: lo screening con ecg nelle scuole puo’ salvare vite

I problemi al cuore non sono un problema solo degli ‘over 60’. E a ricordarcelo sono spesso tragici eventi che colpiscono giovani atleti. “Ogni anno 1000 ‘under 35′ perdono la vita a causa della morte improvvisa cardiaca e un adolescente su 100 è a rischio. Si tratta di difetti congeniti (anomalie delle arterie coronarie o del tessuto di conduzione) o malattie genetiche (cardiomiopatie) che possono essere facilmente identificate, anche dal più bravo cardiologo, senza uno screening elettrocardiografico”. Lo afferma Francesco Fedele, direttore della Scuola di specializzazione in Cardiologia dell’Università Sapienza di Roma, tra i relatori del 76esimo congresso nazionale della Società italiana di cardiologia (Sic) fino al 14 dicembre nella Capitale. “E’ quindi fondamentale – aggiunge Fedele – la prevenzione e lo screening nella fase post-puberale. Per questo la Fondazione italiana Cuore e Circolazione-Onlus, di cui sono presidente, porta avanti iniziative che puntano sulla sensibilizzazione delle istituzioni per promuovere lo screening nelle scuole secondarie. I ministeri della Salute e Miur stanno collaborando attivamente in questa direzione”.

InfartoL’obiettivo della lotta alla morte cardiaca improvvisa nei giovani, messa in campo dalla Fondazione, ha come primo perno l’elaborazione di un protocollo di screening cardiologico: la storia familiare e personale, l’esame obiettivo (auscultazione e misura della pressione) e l’elettrocardiogramma a 12 derivazioni per tutti gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado (età 17-19 anni), da effettuare a scuola, con trasmissione telematica del tracciato a macroaree regionali, che fungono da centri di lettura. In una seconda fase del progetto della Fondazione italiana cuore e circolazione-Onlus, perseguito ormai da diversi anni con l’impegno nella campagna di prevenzione contro ‘la morte cardiaca improvvisa nei giovani’, subentra l’impiego dell’ecocardiogramma (esame di secondo livello), Holter ed elettrocardiogramma dopo sforzo massimale, nei casi in cui nasce un sospetto di cardiopatia durante ecg, da effettuare nei centri cardiologici universitari, ospedalieri o della Cardiologia ambulatoriale del territorio, nonché presso le cardiologie dei centri di Medicina dello sport. Il terzo step è l’approfondimento diagnostico di terzo livello nei casi non chiari, con l’impiego anche di tecniche invasive (risonanza magnetica nucleare cardiaca, esame elettrofisiologico, coronarografia, biopsia endomiocardica, mappaggio elettro-anatomico del cuore) fino alla diagnosi conclusiva e alla definizione di programma terapeutico. Infine c’è il quarto step: l’esame genetico con screening dei famigliari, nei casi di malattia geneticamente trasmissibile.

Nell’ambito di questo progetto, tra dicembre 2010 e maggio 2015 “sono stati sottoposti a screening elettrocardiografico oltre 15 mila studenti appartenenti alle classi quarta e quinta della scuola secondaria di II grado di tutto il territorio italiano – ricorda Fedele – in una popolazione di ragazzi apparentemente sani. Nel 23% sono presenti alterazioni elettrocardiografiche meritevoli di approfondimento diagnostico. Tuttavia, questi dati non indicano che 23 ragazzi su 100 sono malati, ma accendono un campanello d’allarme sulla necessità di eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici”. Infatti dagli esami di secondo livello effettuati è chiaramente emerso che, di questo 23%, solo nell’1% dei casi sono state riscontrate patologie cardiache che hanno richiesto terapia. Anche i dati anamnestici – evidenzia il report della Fondazione – sono alquanto significativi poiché circa il 15% dei ragazzi presenta familiarità per malattie cardiovascolari, il 19% fumo, il 13% fa abuso di alcol e pratica il cosiddetto ‘binge drinking’ e il 6% dichiara di far uso di sostanze stupefacenti.