Finalmente, dopo le giornate di allarme rosso per gli elevati indici di inquinamento atmosferico, la città di Pechino torna nuovamente a respirare. Già nella mattinata di ieri, l’arrivo della fredda ventilazione da Nord e N-NE, dal deserto del Gobi, ormai completamente innevato, e dalla regione della Mongolia interna, ha scacciato via la densa coltre di smog e sostanze inquinanti che da diversi giorni sostavano sopra la capitale cinese, ammorbando l’aria, rendendole irrespirabile. Del resto lo stesso governo cinese, per la prima volta, ha dovuto adottare delle misure estreme, come la chiusura di molte scuole e asili, invitando la cittadinanza di non esporsi all’aperto e non uscire di casa se non strettamente necessario.
Fortunatamente il meteo ha deciso di dare una mano, permettendo ai pechinesi di poter tornare a rivedere una coltre celeste limpida e pulita. Merito della spinta verso levante dell’anticiclone termico, caratterizzato da massimi barici al suolo superiori ai 1040 hpa, che dalla Mongolia si espande fino alla regione cinese del Kirin e al nord della Corea del Nord. Lungo il margine orientale di questa figura anticiclonica scivola aria particolarmente fredda e secca, di tipo polare continentale, che dal deserto del Gobi e dalla Mongolia interna tende a scivolare fino alle coste della Cina orientale, sotto forma di una debole/moderata ventilazione da Nord e N-NE.
L’afflusso di queste masse d’aria molto fredde, soprattutto nei bassi strati, dato che lo spessore dell’aria polare continentale è limitato a non più di 1.5-2.0 km (freddo di natura “pellicolare”), sta determinando anche un forte calo termico, con diffuse gelate su gran parte delle città della Cina centrale e orientale. Solo a Pechino la minima ha raggiunto i -4°C.


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