Previsioni Meteo, altro che “burian”: inverno tutto in salita a causa del del vortice polare che si “ricompatta” sull’Artico

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Un inverno tutto in salita per via del ricompattamento del vortice polare, ma dall’Artico canadese giungono buone notizie

Per l’inverno meteorologico non poteva esserci partenza peggiore di questa. Ma come vi ho più volte spiegato ciò era inevitabile alla luce del massiccio raffreddamento avvenuto in stratosfera (il cosiddetto “stratcooling”) sopra la regione artica. Del resto la conferma del raffreddamento e del conseguente rinvigorimento della figura del vortice polare arriva anche dall’indice “NAM”, che nei giorni ha abbondantemente sfondato la fatidica soglia dei +1.5, toccando e oltrepassando i +1.6. Parliamoci chiaro, la strada per l’inverno sarà tutta in salita e irta di ostacoli. L’indice “NAM” deriva dall’inglese “North Annular Mode”, esso rileva la differenza tra la pressione atmosferica sulla verticale del Polo Nord e quella delle medie latitudini.

Rtavn1682Rispetto all’indice “AO”, decisamente più famoso, esso evidenzia la differenza di pressione fra il Polo Nord e le medie latitudini a livello del mare, l’indice “NAM” comprende tutta la colonna atmosferica, dai bassi strati fino alla parte più bassa della stratosfera. Proprio per questo il “NAM” è un indice molto importante, poiché ci indica la forza del vortice polare alle quote stratosferiche. L’indice “NAM” in fase positiva, in genere, accompagna un notevole ricompattamento del vortice polare in sede artica, il che comporterebbe una intensificazione delle umide correnti zonali alle medio-alte latitudini, con la ripresa di un alto indice zonale e la rigenerazione del ramo principale del “getto polare”, con diversi “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto”), specie fra l’Asia centrale, la Cina, il Giappone, il Pacifico settentrionale, il nord America e l’Atlantico settentrionale.

plot002_f06La vasta circolazione ciclonica va ad intensificarsi alle alte latitudini, con lo sviluppo di profondi cicloni extratropicali colmi di aria gelida d’estrazione artica in costante invorticamento. Ciò dovrebbe inibire l’avvento di importanti ondate di freddo verso la fascia temperata, mentre l’aria gelida rimarrà confinata oltre il circolo polare artico e le alte latitudini, interessando principalmente il Canada, la Groenlandia, la Lapponia e la Siberia settentrionale. Quando il vortice polare tende a rafforzarsi una profondissima circolazione depressionaria principale colma di aria gelida artica, si attiva sopra il mar Glaciale Artico, a cui si associano altre aree cicloniche secondarie che rinvigoriscono importanti figure di bassa pressione, come la famosa depressione semi-permanente d’Islanda o la depressione delle Aleutine.

L'aria gelida di origine artica che si accumula sopra il mar Glaciale Artico
L’aria gelida di origine artica che si accumula sopra il mar Glaciale Artico

Si viene così ad innescare un intenso “gradiente barico orizzontale” e di “geopotenziale”, fra le latitudini artiche e quelle temperate, che va a rinvigorire il ramo principale del “getto polare” che scorre sull’intero emisfero, con i relativi “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”) localizzati nelle aree di massimo “gradiente di geopotenziale” fra alte e medie latitudini. Un vortice polare compatto, sia in sede stratosferica che in troposfera, generalmente rafforza sensibilmente il flusso perturbato piuttosto intenso, capace di scorrere a gran velocità sull’area atlantica, intorno al 50° parallelo nord, con ondulazioni (“onde di Rossby”) a tratti marcate, ma che vengono prontamente tagliate dai poderosi “Jet Streaks” che si attivano fra il Pacifico settentrionale, il nord America e l’Atlantico settentrionale, a seguito dell’inasprimento del “gradiente di geopotenziale” e del “gradiente termico orizzontale” tra le latitudini artiche e l’area temperata. In particolare sull’Asia orientale, cosi come sul nord Atlantico, a causa del frazionamento del vortice polare in due o più “lobi” secondari (con elevata vorticità positiva in quota) posizionati fra la Groenlandia, l’Artico norvegese e le coste artiche della Siberia, si vengono ad instaurare delle vaste aree con valori di geopotenziali in quota estremamente bassi, in grado di produrre dei formidabili “gradienti di geopotenziale” che alimenteranno ulteriormente il ramo principale del “getto polare”, imprimendogli forza e velocità.

Notevoli i "Jet Streaks" che si svilupperanno fra Asia centro-settentrionale, nord Pacifico, America settentrionale e nord Atlantico fino all'Europa
Notevoli i “Jet Streaks” che si svilupperanno fra Asia centro-settentrionale, nord Pacifico, America settentrionale e nord Atlantico fino all’Europa

Questo forte “gradiente di geopotenziale” in quota, che si verranno ad innescare fra i territori della Siberia orientale e la Cina centrale, attiverà possenti “Jet Streaks” che dal Pacifico occidentale, con massimi di velocità di oltre i 290-300 km/h alla quota di 250 hpa, si estenderanno molto velocemente sopra i cieli del Canada e degli USA settentrionali, prima di versarsi sull’Atlantico occidentale, inibendo i flussi di calore e le spinte meridiane dell’anticiclone delle Azzorre. In sostanza, la presenza di un “getto polare” molto forte, rinvigorito da questi “gradienti di geopotenziale” attivi fra l’Asia orientale, il nord America e l’Atlantico settentrionale, con intensi “Jet Streaks” che si distribuiranno fra il Pacifico settentrionale e l’Atlantico orientale, fino alle porte dell’Europa occidentale, tenderanno ad inibire lo sviluppo delle onde troposferiche, in grado di ergersi fino alle latitudini artiche e intaccare dall’interno la figura del vortice polare troposferico, favorendone uno “split” completo di quest’ultimo. In tale contesto di “AO” positiva, con elevata zonalita, le masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, rimarranno confinate fra l’altopiano della Siberia orientale (Jacuzia), dove è attivo un invasivo “lobo” siberiano del vortice polare, e l’area russo-scandinava, dove troviamo un “lobo” del vortice polare piuttosto attivo che dal nord della Groenlandia tende ad allungarsi fino alle coste della Siberia centro-orientale, con un profondo minimo di geopotenziale alla quota di 500 hpa, responsabile del netto rinvigorimento del ramo principale del “getto polare” che tuttora esce a gran velocità dal continente nord americano, con frequenti “Jet Streaks” che attraversano molto rapidamente l’Atlantico per portarsi sopra i cieli dell’Europa occidentale.

plot001_f24Eppure nonostante la presenza di un vortice polare particolarmente gelido e molto compatto sopra l’Artico, a differenza degli inverni precedenti, quel che lascia ben sperare per il futuro dell’inverno 2015/2016 riguarda la presenza di un “lobo canadese” meno incisivo del solito, caratterizzato da valori di vorticità positiva tutt’altro che elevati. Un vortice canadese debole, o meno invasivo del solito, generalmente si accompagna a temporanei rallentamenti di velocità del flusso principale perturbato in uscita dal nord America, con il conseguente sviluppo di importanti flussi di calore, in sede atlantica, che potrebbero agevolare le erezioni, oltre il Circolo Polare Artico, dell’anticiclone delle Azzorre, con la conseguente discesa di irruzioni di aria molto fredda (sia di tipo marittima che continentale), da settimane accumulata fra il mar di Groenlandia, il mar di Norvegia e la Scandinavia, pronte a piombare verso il sud dell’Europa e il bacino del mar Mediterraneo.