Santo Stefano, che viene rappresentato soprattutto con la dalmatica, ha come attributo le pietre della lapidazione. Tanti sono i suoi patronati ed i proverbi che lo vedono protagonista. Non mancano le raffigurazioni artistiche tra cui quella del celebre Giotto
Santo Stefano viene rappresentato soprattutto con la dalmatica, una lunga tunica provvista di ampie maniche che arriva all’altezza delle ginocchia, abito proprio dei Diaconi durante le celebrazioni liturgiche, ed ha come attributo le pietre della lapidazione. Viene, a volte, rappresentato con le palme incrociate alla base delle sculture che lo raffigurano.
Santo Stefano è invocato per il mal di pietra (calcoli), è il patrono di tagliapietre e muratori, è invocato contro l’emicrania e per la buona morte (“era un uomo di fede e pieno di Spirito Santo” e “ricco di grazia e potenza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo). Santo Stefano è protettore di Vimercate (Monza-Brianza), di Putignano (Bari), dove si conserva un frammento del suo cranio, è patrono di Concordia Sagittaria, di tutta la diocesi di Concordia-Pordenone e di Selci.
Egli, inoltre, è patrono di numerosi comuni italiani. Tra i tanti artisti che hanno raffigurato Santo Stefano, troviamo Vittore Carpaccio che realizzò, tra il 1511 e il 1520, 5 teleri con Storie di Santo Stefano; commissionati dalla Scuola dei Laneri, di cui oggi sopravvivono solo 4 opere, tra cui spicca la “Disputa di Santo Stefano”, ambientata in un’auola che affaccia su un arioso paesaggio. Il giovane diacono viene rappresentato seduto su una cattedra, circondato da dottori ebrei, mentre i confratelli della Scuola dei tagliapietre assistono alla discussione teologica. Nel personaggio in tunica nera che fa capolino in secondo piano è stato riconosciuto Carpaccio, seminascosto dietro la colonna che reca la firma e la scritta finxit, sia per la somiglianza con l’effigie del ritratto maschile visto nel 1789 nella collezione Giustiniani Recanati a Venezia da Luigi Lanzi, che lo considerò un autoritratto dell’artista.
Santo Stefano è ritratto anche da Giotto, tra il 1330 e il 1335, in uno dei più raffinati dipinti su tavola superstiti del pittore. Santo Stefano viene rappresentato elegante, nella sua preziosa dalmatica, mentre regge un libro ben rilegato con una mano lunga, snella, geometrica. Sul capo sono poste le due pietre che lo hanno ucciso ma egli sembra non avvertire il senso del loro peso e il dolore. Tra i proverbi più noti su Santo Stefano, ve ne è uno francese: “A Santo Stefano le giornate si allungano di uno spillo”. Il più celebre è: “Durare da Natale a Santo Stefano”, a proposito di un nuovo acquisto che si rompe subito, nello spazio di un giorno.


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