Smog, esperto: il blocco auto non risolve il problema

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Bolzacchini cita un caso eclatante, quello di Londra, nel 1952, quando una densa coltre di smog nell’aria provocò la morte di 3.500 persone

Ezio Bolzacchini, docente di chimica dell’atmosfera all’Università Bicocca di Milano spiega all’Adnkronos nel dettaglio cosa sta accadendo a Milano, dove si è giunti al 31° giorno consecutivo di sforamento dei livelli di concentrazione di polveri sottili. Il blocco auto nel capoluogo lombardo è “importante, certo, ma non risolve il problema, dovuto a una particolare situazione meteo-climatica” “di estrema pericolosità per la salute dell’uomo“. “La situazione a Milano è che non si muove nulla. Tutto ciò che viene prodotto non ha la possibilità di disperdersi perché non c’è vento orizzontale, non piove, non nevica“. “Non si può fare nulla a parte cercare di non peggiorare le cose. L’unico evento che può portare di nuovo la concentrazioni di PM10 sotto i 50 microgrammi è un evento atmosferico“. Quando c’è stabilità atmosferica “lo strato di inversione termica rimane a un’altezza di circa 200-300 metri e le temperature rigide unite all’alta pressione non permettono che lo strato salga, come in estate, fino a 4 o 5 chilometri“. Il problema “è che questo periodo sta diventando estremamente lungo. Normalmente dura al massimo dai sei ai dieci giorni, quest’anno siamo a oltre tre settimane“.

smog nord ovestE’ un problema politico, di prevenzione. Nel nostro piccolo possiamo fare poco, eccetto ridurre le emissioni inquinanti in modo tale da arrivare all’inverno più preparati“. A contribuire è il motore diesel delle automobili, “che produce particolato atmosferico in quantità maggiori” ma “anche la combustione da legna“. Questa situazione “è di estrema pericolosità per la salute dell’uomo“: l’esperto ricorda che “l’Oms ha emanato una direttiva spiegando che il particolato atmosferico è un cancerogeno accertato per l’uomo“. Secondo studi epidemiologici, “a una settimana dalla maggiore esposizione alle polveri, si ha un aumento della frequenza di malattie broncopolmonari e cardiovascolari. Con l’aumento della frequenza dei ricoveri alla fine c’è la diminuzione delle aspettative di vita“.

Bolzacchini cita un caso eclatante, quello di Londra, nel 1952, quando una densa coltre di smog nell’aria provocò la morte di 3.500 persone: “in quel caso, però, le concentrazioni di sostanze inquinanti erano di gran lunga più elevate, circa 4.400 microgrammi al metro cubo“.